PORTO CERESIO – Tre mesi segnati da aggressioni ripetute e un clima di violenza domestica hanno portato, tre anni fa, una donna di Porto Ceresio a rivolgersi alle autorità per denunciare il figlio. Un periodo caratterizzato da percosse, minacce e comportamenti aggressivi che avevano reso insostenibile la convivenza.
Nel corso delle indagini e del processo è emersa anche la presenza di fragilità psichiche dell’uomo, oggi trentenne disoccupato, affetto da disturbi di tipo psicotico e con un uso ricorrente di sostanze stupefacenti. In alcune circostanze, secondo quanto ricostruito, le richieste di denaro alla madre sarebbero state collegate all’acquisto di droga.
Il primo grado si era concluso con una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione, disposta con rito abbreviato dal gup del Tribunale di Varese, insieme alla misura di sicurezza della libertà vigilata. L’imputazione riguardava maltrattamenti in famiglia e lesioni.
La Corte d’Appello di Milano ha ora confermato la sentenza, respingendo il ricorso della difesa. I giudici hanno escluso che le condizioni psichiche dell’uomo abbiano annullato coscienza e volontà delle condotte contestate, mantenendo quindi l’impianto accusatorio.
Nel tempo, l’uomo ha avviato un percorso terapeutico presso il Centro psico sociale, con un progressivo miglioramento della condizione clinica.












