Varese dedica un piazzale a Pietro Anastasi: «Se Napoli ha Maradona, noi abbiamo lui»

Varese dedica un piazzale a Pietro Anastasi: «Se Napoli ha Maradona, noi abbiamo lui»
Commozione davanti allo stadio Franco Ossola per ricordare il campione biancorosso. Presenti la moglie Anna, l’ex compagno Roberto Bettega e tanti amici: «Un uomo generoso, sempre presente»

Le rose biancorosse tra le mani della signora Anna, l’emozione nella voce di Gianluca e l’affetto di chi ha conosciuto, amato e tifato Pietro Anastasi. Varese ha reso omaggio a uno dei simboli più amati della sua storia sportiva intitolandogli il piazzale davanti allo stadio Franco Ossola, la sua casa da calciatore.

Una dedica attesa, giusta e approvata all’unanimità, per un campione nato a Catania ma diventato profondamente varesino. Qui Anastasi è cresciuto calcisticamente, ha conquistato la ribalta nazionale e internazionale e, dopo aver calcato i campi più prestigiosi del calcio italiano, ha scelto di tornare a vivere. Oggi il piazzale dello stadio porta il suo nome, suggellando un legame che il tempo non ha mai spezzato.

«Se Napoli ha Maradona, Varese ha Anastasi». La frase di Ambrogio Borghi, suo compagno di squadra, riassume il senso della giornata. La parabola biancorossa di “Pietruzzu” fu relativamente breve, ma sufficiente a legarlo per sempre alla squadra più forte e spettacolare della storia del Varese.

Un centravanti capace di lasciare il segno, come ha ricordato anche Gedeone Carmignani: «Oggi farebbe comodo a tutti gli allenatori: attaccava lo spazio, aveva senso del gol ed era pronto a fare pressing». Ma la commemorazione di Masnago non è stata soltanto un tributo al calciatore. È stata soprattutto l’occasione per ricordare l’uomo, attraverso le testimonianze di chi gli è stato vicino.

Gli aggettivi pronunciati durante la cerimonia raccontano un carattere rimasto nel cuore di tanti: generoso, presente, modesto. Perché Pietro, come hanno ricordato gli amici, c’era sempre quando qualcuno aveva bisogno di lui.

Tra coloro che non hanno voluto mancare all’appuntamento c’era anche Roberto Bettega, arrivato da Torino. Con Anastasi aveva condiviso esperienze importanti con il Varese, la Juventus e la Nazionale. Il ricordo dell’ex attaccante bianconero è quello di un compagno capace di offrire sostegno anche nei momenti più difficili.

«Quando tornai alla Juve eravamo compagni di camera: segnai subito, ma poi rimasi a secco per tante partite. Pietro non mi lasciò mai solo, mi aiutò e ricominciai a fare gol», ha raccontato Bettega.

Sulla targa collocata dal Comune, con Anastasi in maglia biancorossa rivolto verso l’ingresso dello stadio, si legge una frase che sintetizza il suo percorso: «Varese lo vide nascere, campione, l’Italia non se lo dimenticò più».

Anastasi è stato un simbolo per generazioni diverse. Per chi ha esultato con la Nazionale, quando lui e Gigi Riva firmarono i gol che regalarono all’Italia il titolo europeo del 1968 nella finale di Roma. Per chi ricorda il Varese capace di sfidare le grandi del campionato, come in occasione dello storico 5-0 rifilato alla Juventus. E per chi, arrivato dal Sud in cerca di opportunità, vide in quel ragazzo diventato campione un esempio e un motivo d’orgoglio.

La storia di Anastasi a Varese, del resto, nacque quasi per caso. A raccontarlo è stato Guido Borghi, ricordando un episodio legato ad Alfredo Casati, dirigente che avrebbe dovuto imbarcarsi a Catania. Casati cedette il proprio posto in aereo a una signora che aveva urgente bisogno di rientrare a Milano e rimase così in Sicilia, approfittandone per assistere a una partita.

In campo c’era la Massiminiana. E Casati notò proprio Anastasi. «Lo vide giocare e non ci pensò due volte a prenderlo e portarlo a Varese», ha ricordato Borghi.

Da quell’incontro nacque una storia destinata a durare: quella tra Pietro e la città che lo accolse, tra il campione e sua moglie Anna, tra il calciatore e una tifoseria che non ha mai smesso di considerarlo uno dei suoi.

Davanti al Franco Ossola, tra ricordi, applausi e commozione, Varese ha restituito a Pietro Anastasi un posto speciale nella propria memoria. Da oggi il suo nome accompagnerà chi arriverà allo stadio, ricordando a tutti che certi campioni non smettono mai di appartenere alla loro città.

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