Il cinema italiano perde uno dei suoi autori più riconoscibili, controversi e discussi. Tinto Brass è morto mercoledì 4 novembre a Roma, all’età di 93 anni. La notizia è stata comunicata dalla famiglia. Regista, sceneggiatore e autore dalla personalità anticonformista, Brass ha attraversato oltre mezzo secolo di storia cinematografica, costruendo uno stile inconfondibile e diventando, soprattutto a partire dagli anni Ottanta, il principale interprete del cinema erotico italiano.
Il suo nome è indissolubilmente legato a pellicole che hanno fatto discutere, suscitato polemiche e conquistato il pubblico, tra cui Monella, Così fan tutte e Paprika. Film nei quali la sensualità diventava il centro della narrazione, ma anche uno strumento per raccontare il desiderio, la libertà individuale e il rapporto tra uomini e donne.
Dagli esordi d’avanguardia alla svolta erotica
La carriera di Tinto Brass, il cui vero nome era Giovanni Brass, cominciò molto lontano dall’immaginario erotico che avrebbe successivamente caratterizzato la sua produzione. Nato a Milano il 26 marzo 1933, negli anni Cinquanta si trasferì in Francia per approfondire gli studi di montaggio e regia. Qui entrò in contatto con il fermento culturale della Nouvelle Vague, movimento destinato a rivoluzionare il linguaggio cinematografico internazionale attraverso nuove tecniche narrative, soluzioni visive innovative e una maggiore libertà espressiva.
Rientrato in Italia negli anni Sessanta, collaborò con importanti protagonisti del cinema nazionale, tra cui Roberto Rossellini e Luigi Comencini. In quel periodo sviluppò un linguaggio personale, sperimentale e spesso provocatorio, lontano dalle convenzioni narrative tradizionali.
Tra i suoi primi lavori figurano Col cuore in gola (1967), L’urlo (1968), Nerosubianco (1969), Dropout (1970) e La vacanza (1971). Pellicole che testimoniano una fase artistica caratterizzata dalla ricerca formale e dalla volontà di esplorare nuove possibilità espressive.
La svolta verso il cinema erotico arrivò negli anni Settanta, con Salon Kitty (1976) e, successivamente, Caligola (1979), produzione internazionale che contribuì a consolidare la sua fama anche fuori dai confini italiani.
Il desiderio diventa protagonista
È soprattutto dagli anni Ottanta che Brass definisce compiutamente la propria identità artistica, trasformando l’erotismo nel fulcro di un cinema immediatamente riconoscibile.
I suoi film si distinguono per un approccio ironico e provocatorio alla sessualità, spesso costruito attraverso il contrasto tra figure femminili intraprendenti, sicure di sé e libere di esprimere i propri desideri e personaggi maschili impacciati, goffi o incapaci di comprendere pienamente il mondo femminile.
Il corpo, la nudità e il desiderio diventano elementi centrali della sua grammatica cinematografica. Brass sviluppa uno stile visivo caratterizzato da inquadrature insistite, frequenti giochi di specchi, particolari oggetti di scena e personaggi che talvolta si rivolgono direttamente allo spettatore, abbattendo la cosiddetta quarta parete.
Una scelta stilistica che contribuisce a creare un rapporto particolare tra macchina da presa e pubblico. Il regista amava infatti presentarsi come un osservatore nascosto, quasi uno spettatore indiscreto della realtà che portava sullo schermo. Da qui la definizione di cinema voyeuristico, spesso utilizzata per descrivere la sua produzione.
Da Claudia Koll a Francesca Dellera: le attrici del suo cinema
Un altro elemento fondamentale dell’universo di Brass è rappresentato dalle attrici che hanno interpretato le protagoniste dei suoi film. Le sue pellicole hanno contribuito a lanciare o consolidare la popolarità di interpreti come Claudia Koll, Francesca Dellera, Serena Grandi e Debora Caprioglio, diventate volti simbolo del suo immaginario cinematografico.
Tra i titoli più celebri della sua filmografia figurano La chiave (1983), Miranda (1985), Capriccio (1987), Paprika (1991), Così fan tutte (1992), L’uomo che guarda (1994) e Monella (1998).
Opere diverse per ambientazione e racconto, ma accomunate da una visione della sessualità che Brass ha sempre cercato di rappresentare senza nascondersi dietro moralismi o convenzioni. Il suo cinema ha diviso pubblico e critica, alimentando dibattiti sul confine tra provocazione artistica, libertà espressiva e rappresentazione del corpo femminile.
Una carriera fuori dagli schemi
Nel corso della sua lunga carriera, Tinto Brass è rimasto fedele a un’idea di cinema personale, riconoscibile e difficilmente assimilabile ad altri autori. Anche quando le sue opere sono state oggetto di polemiche, il regista non ha mai rinunciato alla propria cifra stilistica, facendo dell’anticonformismo uno dei tratti distintivi del suo lavoro.
Negli ultimi decenni aveva continuato a rappresentare una figura di riferimento, nel bene e nel male, per il cinema erotico italiano. Viveva da molti anni a Isola Farnese, borgo situato a nord-ovest di Roma, lontano dai ritmi della capitale ma sempre legato al mondo del cinema e alla propria storia artistica.
Con la sua scomparsa se ne va un regista che ha contribuito a definire un preciso immaginario cinematografico italiano. Un autore che ha attraversato generi, epoche e trasformazioni culturali, lasciando un’eredità fatta di film, provocazioni e scelte stilistiche che continuano a suscitare discussioni.
Tinto Brass ha fatto del desiderio il centro del proprio universo narrativo e della provocazione una forma di espressione artistica. Un percorso che, nel bene e nel male, ha lasciato un segno riconoscibile nella storia del cinema italiano.













