Allarmi bomba, l’Europa sotto pressione: nuovi voli dirottati, oggi ancora paura per un aereo diretto a Roma

Allarmi bomba, l’Europa sotto pressione: nuovi voli dirottati, oggi ancora paura per un aereo diretto a Roma
Dopo i sette aerei finiti nel mirino martedì, un nuovo allarme ha costretto oggi un volo Aer Lingus da Dublino a Roma ad atterrare in una base militare francese. Coinvolti diversi Paesi, da Italia e Polonia a Spagna e Bulgaria. Nessun esplosivo è stato trovato, ma gli investigatori cercano di capire se dietro la raffica di minacce ci sia un'unica regia. Sullo sfondo anche l'ipotesi di una guerra ibrida.

Non è più soltanto una sequenza di falsi allarmi isolati. Nel giro di pochi giorni il traffico aereo europeo si è trovato a fare i conti con una serie di minacce di bomba, segnalazioni anonime e improvvisi cambi di rotta. Aerei scortati dai caccia militari, aeroporti temporaneamente chiusi, passeggeri evacuati e controlli straordinari: uno scenario che sta interessando diversi Paesi e che ora preoccupa anche per la possibile matrice comune degli episodi.

E la situazione non sembra essersi esaurita. Nella mattinata di giovedì 5 novembre un Airbus A320 della compagnia irlandese Aer Lingus, partito da Dublino e diretto a Roma, è stato dirottato verso la base aerea francese di Évreux in seguito a un nuovo allarme bomba.

A confermare l’accaduto è stato l’ufficio del primo ministro francese Sébastien Lecornu, che ha fatto sapere di monitorare la situazione. L’aereo è atterrato senza conseguenze e a bordo si trovavano 151 passeggeri e sei membri dell’equipaggio. Le squadre specializzate francesi hanno avviato le verifiche sul velivolo.

Un nuovo episodio che arriva a poche ore da un’altra emergenza, quella che ha coinvolto il volo Wizz Air W4 6387, decollato da Milano Malpensa e diretto a Varsavia, costretto a cambiare destinazione e raggiungere Vienna dopo una segnalazione di possibile presenza di un ordigno.

Sette voli nel mirino in un solo giorno

Il momento più critico si è registrato martedì 3 novembre, quando almeno sette voli commerciali sono stati interessati da minacce di bomba in diversi Paesi europei. Una concentrazione di segnalazioni particolarmente significativa, soprattutto perché ha coinvolto compagnie differenti e rotte senza apparenti collegamenti geografici.

Due aerei Ryanair diretti a Roma Fiumicino, uno proveniente da Lisbona e l’altro da Dublino, sono stati oggetto di segnalazioni anonime. Nel caso del collegamento irlandese sono intervenuti anche i caccia Eurofighter dell’Aeronautica militare italiana, che hanno scortato il velivolo fino all’atterraggio.

Le verifiche effettuate a Fiumicino hanno riguardato gli aeromobili, i passeggeri e i bagagli. Nessun ordigno è stato trovato.

Altri due voli sono stati interessati da minacce dirette a Varsavia. Un aereo LOT proveniente da Londra Heathrow è stato dirottato verso lo scalo di Modlin, temporaneamente chiuso per consentire le operazioni di sicurezza. Un volo SAS partito da Copenaghen è invece atterrato regolarmente all’aeroporto Chopin, dove sono stati effettuati controlli.

In Spagna è scattata l’emergenza per un Ryanair proveniente da Manchester e diretto a Murcia. Anche in questo caso le autorità hanno attivato i protocolli di sicurezza, senza però trovare nulla di sospetto.

Altri due collegamenti, uno Wizz Air partito da Bergamo e uno Ryanair proveniente da Dublino, hanno ricevuto segnalazioni analoghe prima di raggiungere Sofia, in Bulgaria. Anche qui i controlli hanno escluso la presenza di esplosivi.

Il bilancio delle sette minacce di martedì è stato dunque fortunatamente negativo sotto il profilo della sicurezza: nessuna bomba, nessun ferito. Ma le conseguenze operative sono state importanti, con deviazioni, ispezioni e sospensioni temporanee delle attività aeroportuali.

Da Budapest a Vienna: una settimana di emergenze

Gli episodi di martedì erano stati preceduti da un altro caso significativo. Lunedì 2 novembre un volo Wizz Air partito da Londra Luton e diretto a Sofia era stato costretto a effettuare un atterraggio non programmato a Budapest dopo una minaccia ricevuta durante il viaggio.

Anche in quell’occasione era intervenuta l’aviazione militare: un caccia Gripen ungherese si era alzato in volo per scortare il velivolo fino allo scalo di Budapest. Le successive verifiche non avevano rilevato alcun ordigno e l’aereo aveva potuto riprendere il viaggio.

A questi episodi si aggiunge il nuovo dirottamento del volo Aer Lingus verso la Francia e quello del collegamento Wizz Air da Malpensa a Vienna.

Il quadro che emerge è quello di un fenomeno che sta attraversando diversi Paesi e che coinvolge compagnie come Ryanair, Wizz Air, LOT, SAS e Aer Lingus.

Non soltanto segnalazioni a terra: in alcuni casi gli allarmi sono arrivati mentre gli aerei erano già in volo, imponendo decisioni immediate e procedure di sicurezza particolarmente complesse.

Chi c’è dietro gli allarmi bomba? L’ipotesi della guerra ibrida

È la domanda alla quale gli investigatori stanno cercando di dare una risposta. Al momento non ci sono rivendicazioni, non sono stati individuati pubblicamente i responsabili e soprattutto non esistono prove definitive che tutti gli episodi siano collegati.

Le ipotesi al vaglio sono diverse. Potrebbe trattarsi di un singolo individuo o di un gruppo che ha organizzato più segnalazioni, oppure di episodi inizialmente indipendenti che hanno innescato fenomeni di emulazione.

C’è però anche una pista più complessa, che riguarda la cosiddetta guerra ibrida.

Con questa espressione si indicano operazioni che non passano necessariamente attraverso un conflitto militare tradizionale, ma puntano a destabilizzare un Paese attraverso sabotaggi, attacchi informatici, campagne di disinformazione e azioni capaci di generare paura e disorganizzazione.

Gli allarmi bomba, anche quando sono completamente infondati, possono diventare strumenti di questo tipo: non serve collocare un ordigno a bordo di un aereo per provocare conseguenze importanti. È sufficiente una segnalazione credibile per costringere le autorità ad attivare protocolli complessi, mobilitare artificieri, bloccare temporaneamente infrastrutture e modificare la programmazione dei voli.

L’esperto di sicurezza aeronautica Matthew Borie, della società Osprey Flight Solutions, ha indicato diverse possibilità: una serie di minacce riconducibili a un unico soggetto, episodi imitativi oppure operazioni di guerra ibrida condotte da attori statali o da loro sostenitori.

Il riferimento è anche al clima di crescente tensione geopolitica in Europa, dove negli ultimi tempi sono stati segnalati altri episodi di sabotaggio e interferenze. Tra le possibili matrici geopolitiche vengono citate Russia e Iran, ma nessuna responsabilità è stata attribuita per questa specifica sequenza di allarmi.

È quindi fondamentale distinguere le ipotesi investigative dalle prove: al momento non è possibile affermare che dietro le minacce ci sia un governo o un’organizzazione terroristica.

Anche le scuole italiane e una nave da crociera

A rendere ancora più delicato il quadro c’è la coincidenza temporale con altri falsi allarmi.

Lunedì 2 novembre, in Italia, circa 280 scuole hanno ricevuto comunicazioni anonime che segnalavano la presunta presenza di ordigni esplosivi negli edifici. Le segnalazioni hanno fatto scattare controlli delle forze dell’ordine e, in alcuni casi, evacuazioni e sospensioni delle attività.

Anche in questo caso le verifiche hanno dato esito negativo. Le indagini dovranno stabilire se esistano collegamenti con le minacce rivolte agli aerei, ma al momento non risultano conferme.

Martedì, inoltre, una segnalazione ha interessato la nave da crociera Crown Iris, battente bandiera panamense e diretta a Haifa, in Israele. L’imbarcazione, con 940 passeggeri e 597 membri dell’equipaggio, è stata sottoposta a controlli nel porto greco di Siro. Le ispezioni non hanno individuato materiale esplosivo.

Anche per questo episodio non è stato accertato alcun legame con gli allarmi aerei.

Le indagini proseguono in diversi Paesi

Il lavoro degli investigatori si concentra ora soprattutto sull’origine delle comunicazioni e sull’eventuale presenza di elementi comuni. Nel caso italiano, per le segnalazioni arrivate a Fiumicino, sono state avviate indagini della Polaria e della Polizia postale per risalire all’autore delle email anonime.

Anche negli altri Paesi coinvolti sono in corso accertamenti, con la necessità di condividere informazioni tra autorità nazionali e organismi di sicurezza.

Il dato più importante, per ora, è che nessuno degli aerei controllati ha restituito riscontri sulla presenza di esplosivi. Ma la ripetizione delle minacce, la loro distribuzione geografica e la capacità di provocare disagi su scala internazionale hanno trasformato una serie di falsi allarmi in una questione di sicurezza europea.

E il nuovo dirottamento di oggi dimostra che l’emergenza non può ancora considerarsi conclusa.

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