Lo spoglio è ancora in corso, ma i primi exit poll delineano un quadro incerto per il referendum costituzionale sulla giustizia. Secondo le rilevazioni di Tecnè diffuse durante la trasmissione Quarta Repubblica, il “No” sarebbe leggermente in vantaggio con una forbice tra il 49% e il 53%, mentre il “Sì” si attesterebbe tra il 47% e il 51%.
Un margine minimo, soggetto a una variabilità del ±2%, che rende impossibile qualsiasi previsione definitiva: sarà necessario attendere lo scrutinio completo.
Affluenza record
La consultazione ha registrato una partecipazione senza precedenti recenti. Alla chiusura della prima giornata, il 22 marzo, l’affluenza aveva già raggiunto il 46,07%, superando i livelli dei precedenti referendum costituzionali.
Per fare un confronto:
- nel 2020 si era fermata al 40%
- nel 2006 al 35%
- nel 2001 al 34%
Un dato che è cresciuto ulteriormente nella mattinata di oggi, ampliando il divario rispetto al passato.
Il divario tra Nord e Sud
Emergono differenze significative a livello territoriale. Le regioni del Nord si confermano le più partecipative:
- Emilia-Romagna: 53,7%
- Lombardia: 51,8%
- Veneto: 50,2%
Al contrario, il Sud mostra dati più contenuti:
- Sicilia: 34,9%
- Puglia: 39%
- Basilicata: 39,9%
Cosa prevede la riforma
Il referendum, promosso dal governo guidato da Giorgia Meloni, punta a modificare l’assetto della magistratura. Tra i punti principali:
- separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti
- creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura
- istituzione di un’Alta Corte disciplinare
Una riforma che ha diviso l’opinione pubblica e alimentato un confronto politico molto acceso.













