Giovedì 07 ottobre 2010

Università, esplode la rabbia
Tutti contro la Gelmini

VARESE (p.orl) Tutti d'accordo, il ddl Gelmini così com'è proprio non va. Lo sostengono i ricercatori, gli studenti, i professori associati e ordinari presenti all'assemblea generale dell'università dell'Insubria, organizzata ieri pomeriggio all'aula magna della sede di via Dunant a Varese e trasmessa in videoconferenza anche a Como e Busto Arsizio.
Ha aperto l'incontro Marco Cosentino, professore associato di Farmacologia schierato apertamente con la mobilitazione dei ricercatori (con invito a prendere a posizione anche ai docenti), che ha ricostruito le ragioni della protesta per i tagli della finanziaria e il ddl: «La riforma Gelmini è stata presentata come la rivoluzione della meritocrazia e della lotta ai baroni ma è l'esatto opposto. Dà potere a chi ce l'ha già e introduce un sistema di governance pericoloso, con la nomina all'esterno del Consiglio di amministrazione». Per Alessandro Ferretti, ricercatore dell'università di Torino, tra i coordinatori della “Rete 29 aprile”: «La mobilitazione è partita dai ricercatori, principali vittime della precarizzazione della riforma, ma ha portato alla presa di coscienza di tutta l'università, un fatto senza precedenti. Siamo ad una svolta cruciale: il governo cerca di “comprare” la protesta, dobbiamo continuare a spiegare le ragioni per cui siamo contrari e mostrare le nostre proposte». Federico Gobbo, ex borsista oggi senza contratto, appoggia la mobilitazione: «Aderisco alla protesta, mentre spero non dovere andarmene dall'Italia. I precari, a maggior ragione, devono protestare contro questo ddl che peggiora una situazione già critica». È intervenuto anche Matteo Rocca, preside della facoltà di Economia: «Del Ddl Gelmini penso male, perché manca di un progetto per il governo dell'università pubblica e della ricerca in Italia». Elena Monti, professore associato di Scienze a Busto, osserva però come all'Insubria «al di là dell'appoggio generico delle facoltà, noi professori ci siamo fatti sentire poco in questa protesta».

s.bartolini

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