Chiudete il calcio e tutti a casa
Fango e disperazione: un’immagine emblematica che riassume la situazione della Pro Patria (Foto by Varese Press)

Chiudete il calcio e tutti a casa

L’ennesimo scandalo scommesse scuote Lega Pro e serie D. L’editoriale del direttore, Andrea Confalonieri

Usano il calcio da anni per gli affari (sporchi) loro e se ne fottono di quegli ultimi, sfigati tifosi - presto spariranno anche quelli - che pagano ancora il biglietto (vanno in 25mila a San Siro per vedere due leggende e nessuno si domanda perché).
Invece di invalidare partite e campionati decisi, secondo le accuse della procura di Catanzaro, dalla ’ndrangheta (non si fa così per appalti e consigli comunali?), come accadrebbe in qualunque paese che abbia una dignità, un’onestà di fondo e un rantolo di coscienza, continuano a tenere il calcio in campana di perenne impunita, quando invece è infestato da pescecani e demoni che vendono l’anima (le partite) al miglior offerente.
Fate schifo, fanno schifo. Parte l’ennesima maxi retata in tutta Italia, 50 arresti (6 dei quali legati alla Pro Patria, tra cui l’ex mister e l’attuale portiere, che una volta era il guardiano della maglia e ora è il primo a macchiarla), 30 squadre e 28 partite aggiustate, l’ombra della ‘ndrangheta che infiltra dirigenti e giocatori compiacenti per poter puntare su risultati sicuri e quindi guadagnare sulla pelle di club, tifosi, maglie, blasoni, storie e non abbiamo ancora ascoltato uno-dicasi-uno dei presidenti di questo pallone marcio (club, Federazione o Lega, sono tutti uguali, seduti e ipocriti), o del governo che tramite il Coni è al vertice dello sport - anzi dell’antisport, visto i valori corrotti che incarna e difende - dire quello che un loro pari inglese, svizzero, francese avrebbe detto solennemente in questa situazione: tutti a casa, ma proprio tutti.
I campionati coinvolti andrebbero cancellati e azzerati all’istante, e pazienza se ci rimettono anche le squadre pulite (ne esistono ancora?): una volta nella vita volete capirla, signori politici e dirigenti italiani, che servono azioni estreme, mai viste, eclatanti che siano d’esempio per i prossimi cento anni se volete dimostrare che non siete complici o Ponzio Pilato di un sistema disgustoso che manda in gol malaffare, trame oscure, furbi, mariuoli e raccomandati?
Volete mettere una croce su questo calcio che si automantiene per puro interesse personale fregandosene di tutto ciò che sta fuori dai suoi confini fangosi, e degli unici a cui si dovrebbe davvero obbedire (tifosi, bimbi delle scuole calcio, magazzinieri, presidenti e giocatori di ere passate, come giornalisti alla Paolo Valenti da vecchio 90° Minuto?) e di parole come passione, fedeltà, purezza, innocenza, divertimento?
Per una volta, una sola volta nella vita, volete mettervi nella testa di chi sta sotto, e non di chi c’è sopra o dello spirito vuoto che vi guida, ed è disposto ancora a dormire in macchina davanti allo stadio di Varese dopo 10 ore di viaggio come quei duecento padri, madri e bambini giunti da Avellino che non hanno potuto vedere la loro squadra perché lo stadio era stato devastato?
Ma perché non radiare dirigenti, cancellare società, chiudere per mesi o anni campionati malati, bloccare questa giostra infernale dove gli unici che credono veramente in qualcosa ci rimettono la salute, o peggio.
Prendiamo la Pro Patria: il nostro giornalista Giovanni Toia, fiutato l’olezzo degli uomini ombra che ne avevano preso il controllo, iniziò a chiederne l’allontanamento con nomi, cognomi, fatti e circostanze molti mesi prima di chiunque altro, solitario e inascoltato, col risultato di essere trattato da pecora nera, isolato o insultato da una stessa parte della tifoseria, salvo veder confermare ieri, tragicamente, tutti i suoi sospetti. Quanti Toia esistono nel calcio italiano? Forse nessuno.

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