Quegli anni sopra le righe, poi la fine  Le tappe di un crollo partito da lontano

Quegli anni sopra le righe, poi la fine

Le tappe di un crollo partito da lontano

Il nostro Filippo Brusa ricostruisce il fallimento dell’A.S. Varese 1910, l’ex società biancorossa

Il fallimento del Varese 1910, dichiarato dieci giorni fa, arriva da lontano. Dopo l’addio del direttore sportivo Sean Sogliano, passato al Palermo nell’estate del 2011, erano incominciati per il club gli anni di gestione “spensierata” – usiamo un eufemismo – che hanno creato un buco enorme nelle casse societarie. Il presidente Antonio Rosati aveva ceduto la società a Nicola Laurenza a metà del 2013 e l’amministratore delegato Enzo Montemurro era uscito di scena esattamente un anno più tardi. Alla fine di ottobre del 2014, sia Rosati che Montemurro erano finiti in carcere per l’inchiesta relativa a Expo Job, sponsor apparso sulle maglie biancorosse nelle ultime due partite del campionato di Seconda Divisione, vinto nel 2009. La società consortile diventata nel 2010 Spa, specializzata nella gestione di insediamenti logistici, avrebbe avuto Rosati come «amministratore di fatto». Secondo le indagini, il consorzio riusciva ad aggiudicarsi gli appalti con imprese private per far lavorare le cooperative, in grado di proporre prezzi più bassi perché non venivano versati né i contributi ai dipendenti né le imposte. Sarebbe stato accertato così un «articolato sistema di frode fiscale» nei settori della logistica, facchinaggio, trasporto su strada e servizi alle imprese. Nel luglio di quest’anno sia Rosati e Montemurro sono stati rinviati a giudizio. Rosati e Montemurro avevano già lasciato la società nell’estate del 2014, quando era incominciata la ventunesima (e per ora ultima) stagione in Serie B del Varese, che si era iscritto al campionato alle 18.19 del 15 luglio, consegnando la documentazione necessaria 41 minuti prima del termine previsto. Con una corsa mozzafiato aveva preso il via l’anno più surreale nei 105 anni di storia biancorossa. Lo scossone più destabilizzante a metà febbraio: il “compro oro” Nicola Laurenza, presidente e socio di maggioranza, s’era dimesso alla prima contestazione. Un mese dopo era spuntato Pierpaolo Cassarà, avvocato radiato dall’albo, che nel 2007 aveva patteggiato un anno e 8 mesi per falso ideologico: sborsando 170 mila euro per l’Irpef di novembre e dicembre, aveva evitato alla squadra due punti di penalizzazione, guadagnandosi la carica di presidente, non confermata però dal Cda. Lo 0-3 con il Catania su cui si sta indagando per il calcio scommesse (i tifosi avevano capito tutto esponendo durante la partita lo striscione «Venduti»), la devastazione dello stadio prima della gara con l’Avellino e la presa di distanze da Cassarà avevano accompagnato la fine del campionato, chiuso con l’ultimo posto. Laurenza aveva quindi venduto il 97 per cento delle quote ad Alì Zeaiter, libanese con ancora due anni di pena da scontare per truffa, pronto a lanciare proclami il 10 giugno («Torneremo subito in B») per poi dimettersi tre settimane dopo, lasciando la poltrona a Massimo Trainito, che il 14 luglio non era riuscito a iscrivere la squadra in Lega Pro. Almeno la D sembrava salva, grazie all’accordo fra Salvo Zangari, ex patron della Pro Sesto, e Paolo Sudanti, proprietario di case del sesso in Svizzera, ma la trattativa era saltata e solo all’ultimo, grazie all’incredibile manifestazione d’amore dei tifosi, pronti a una commovente colletta, il Varese si era garantito la sopravvivenza in Eccellenza.


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