Openjobmetis, impressioni dal campo
Tyler Cain (Foto by Varese Press)

Openjobmetis, impressioni dal campo

Cinque amichevoli giocate su 11: ecco le prime valutazioni sui singoli giocatori in forza ad Attilio Caja

Nel mezzo del cammin delle amichevoli (giocate 5, ne mancano ancora 6), è consentito un abbozzo di valutazione sui singoli componenti del roster 2017/2018 della Openjobmetis Varese.

Si tratta di impressioni e poco più, senza la pretesa di fornire alle stesse una validità a prova di bomba nel tempo: tanto deve ancora emergere (alcune caratteristiche tecniche non si possono scorgere se non sono accompagnate da una determinata condizione atletica, per esempio...), molto può ancora cambiare. Senza contare che conterà capire come ognuno dei 10 che compongono il roster biancorosso riuscirà a pesare nel sistema che Attilio Caja sta ancora elaborando. A 18 giorni dall’esordio, tuttavia, ecco i nostri two cents

Avramovic (5 partite)

La voglia di inseguire quei miglioramenti che lo farebbero diventare un buon giocatore (traduzione: la voglia di lavorare) pare non mancargli: non era così scontato, dopo la seconda parte della scorsa stagione e al cospetto di un allenatore che - una volta arrivato - lo ha messo davanti al fatto compiuto della sua incompletezza e - tutto sommato - “inservibilità” nella missione salvezza. L’Artiglio lo vede guardia e da guardia Avra ha giocato tanto in questo precampionato, pur con qualche minuto in appoggio al regista di turno. Finora, scritto dell’atteggiamento, si è distinto per la difesa (deve però imparare a non usare solo l’istinto...) e per la velocità con cui pervade ogni aspetto del suo gioco offensivo (passaggi compresi: 6 assist al Lombardia contro Cantù). Fossimo in lui insisteremmo ad allenarci con il tiro da fuori: non sembra in progress rispetto alla scorsa stagione

Natali (5 partite)

Dal 10o uomo, storicamente, non ti aspetti le cose che Nicola ha fatto vedere in queste prime amichevoli. In breve: non si “sbatte” e basta, sa stare in campo. E ha un tiro da fuori che sembra assai affidabile. Scritto con rispetto per tutti, se le prime impressioni saranno confermate, come potenziale impatto e utilità (anche in termini di minuti) siamo ben lontani da un Canavesi way.

Okoye (5 partite)

In difficoltà a Desio contro Brescia e Cantù, più brillante e realizzatore (rispettivamente 10, 19 e 13 punti) nelle prime tre amichevoli. Rapportandolo a due anni fa, i miglioramenti sono evidenti: nel tiro e nella personalità soprattutto. Giudicarlo in assoluto è invece più complesso, per ora: vale il posto da titolare per capacità di lettura delle situazioni offensive e punti nelle mani? C’è un però che ci fa stare tranquilli: Caja, che saprà come toglierlo da frangenti tecnici a lui non congeniali (passaggio, palla troppo in mano) ha diverse soluzioni in ala.

Tambone (5 partite)

Anche qui: ha personalità e voglia di imparare. Nonché mezzi tecnici che non si limitano al tiro da fuori: ha mostrato di sapersi destreggiare anche in entrata. La sua capacità di conduzione del gioco andrà verificata davanti a una pressione difensiva da campionato.

Ferrero (5 partite)

Del capitano si sa vita, morte e miracoli e la buona notizia è che sembra abbia ricominciato dove aveva finito: grinta, difesa e i suoi “canestrini” quando servono. “Falso titolare” buono come il pane per la sua duttilità.

Waller (5 partite)

Due gare da top scorer (20 e 21 punti), una giornata no, due forfait. I match contro Massagno e Cremona hanno svelato una mano caldissima da 3 e un buon arresto e tiro, forse ancora più importante perché arma che sottintende la capacità di costruire opportunità anche fuori dagli schemi. Nessuno si azzardi però a paragonarlo alla guardia americana passata recentemente su questi schermi e a pretendere da Waller lo stesso rendimento: Antabia difficilmente agirà da “uomo solo al comando”.

Cain (5 partite)

Grosso. Tanto. Rimbalzi più di posizione e di tagliafuori che di salto. Non ha evidenziato movimenti in post, ma sugli scarichi e nelle situazioni di “alto-basso” c’è sempre, anche perché bravo ad escludere con il corpo l’avversario diretto. Difende. Ed è una validissima boa nel gioco d’attacco perché sa passare la palla.

Hollis (4 partite)

Complicato da valutare. Ripetiamo le pagelle di queste prime amichevoli: elegante, talentuoso (ha già fatto vedere canestri letteralmente inventati), pulitissimo e bello da ammirare nel suo incedere per il campo, ma anche lieve, soggetto a scomparire per alcuni tratti di partita, poco protagonista. Quattro gare, un massimo di 14 punti un minimo di 10: quindi anche costante. Un solo dubbio: basterà o dovrà “sporcare” un po’ di più la sua nobile dimensione tecnica? Ah, un’alta cosa: sa difendere.

Wells (2 partite)

Complicato da valutare, parte seconda. Solo due gare per l’infortunio al polpaccio: una timorosa e impalpabile, l’altra in crescita. Sa penetrare e tenere i contatti, tiro da fuori ancora non pervenuto, disciplinato nell’esecuzione degli schemi. Caja gli chiederà molta più leadership offensiva: da lui, dalla sua crescita, dai suoi punti passerà un buon 80% delle fortune biancorosse.

Pelle (4 partite)

La faccia di Chiavenna (dove peraltro non è sceso in campo) era tutto un programma: a tanti ha dato l’impressione di essere un po’ svogliato, quasi triste... Siamo in miglioramento: se capisce che ha tutto da guadagnare a passare un altro anno vicino all’Artiglio, invece che rammaricarsi sui voli che non è riuscito a prendere in estate, siamo a cavallo. Perché Pelle, tra una dormita e un gesto atletico che ti fa strabuzzare gli occhi,può essere davvero un fattore.

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