«Teniamo un profilo basso. Ma l’obiettivo è uno solo»
Foto di gruppo dei partecipanti alla conferenza stampa che si è tenuta ieri (Foto by Varese Press)

«Teniamo un profilo basso. Ma l’obiettivo è uno solo»

La famiglia biancorossa accoglie Iacolino, Foresti e Enrica Bianchi. Il mister: «Vincere qui sarebbe la ciliegina»

Pomeriggio di presentazioni in casa Varese Calcio: è iniziata ufficialmente l’era Salvatore Iacolino, annunciato diverse settimane fa e ora presentato a tutta la stampa. Al tavolo, accanto a lui, il nuovo segretario generale Enrica Bianchi, il nuovo direttore generale Diego Foresti, oltre al presidente Aldo Taddeo e al vice Paolo Basile.

Oggi la squadra partirà per il ritiro, ieri Iacolino ha inaugurato così la sua esperienza in biancorosso: «Vengo per vincere, ma non mi è successo solo a Varese, ovunque sono andato mi hanno solo chiesto di vincere. Vorrei ringraziare Basile, Taddeo e Merlin per avermi scelto, quando ti offrono un lavoro ed una piazza come Varese non puoi che dire sì. Sono stato molto felice e contento quando mi hanno chiamato».

Si punta a vincere, non è una novità, ma Iacolino abbassa un po’ il tiro: «Come detto sono qui per vincere, ma partiamo con un profilo basso, umile, non vogliamo andare a sbandierare che siamo bravi, forti e che dobbiamo vincere a tutti i costi. La Serie D è un campionato duro e vince una sola: so benissimo che arrivare secondi significa aver fallito l’obiettivo. Noi dobbiamo mettercela tutta, lavorare duro e sodo. Tutti sappiamo che se vinciamo qui è grande soddisfazione. Per la mia carriera, vincere qui sarebbe la ciliegina sulla torta, perché ad una presentazione non mi era mai capitata una platea del genere, forse solo ad Alessandria. Mi fate sentire importante, anche se non credo di essere chissà chi. Ce la metterò tutta insieme a Luca Carretto e Michele Ardito, che saranno i miei collaboratori tecnici, vedremo di fare qualcosa come si deve».

Non usa molti giri di parole Iacolino, è un marinaio che nel mare del calcio di miglia ne ha navigate parecchie. Sui giocatori che ha a disposizione a partire da oggi, si esprime così: «Stiamo lavorando bene e i nomi mi sembrano tutti di buoni giocatori di categoria. Ho l’impressione che Merlin e il direttore abbiano lavorato molto bene. Poi sarà solo il campo che potrà dirci se abbiamo lavorato molto bene. Però questo ve lo dirò tra un mesetto, bisogna prima assemblare una squadra tutta nuova. Credo di avere tra le mani un’ottima squadra».

Le avversarie si stanno muovendo molto e bene sul mercato, alcune di esse saranno insidie reali: «La Folgore Caratese, il Gozzano e il Chieri, per fare qualche esempio, si sono attrezzate molto bene. Come detto sarà di nuovo un campionato a cinque/sei squadre, speriamo per il Varese che non vada a finire come l’anno scorso. Ho molta fiducia perché innanzitutto qui c’è una grande società alle spalle e perché mi sembra di avere a disposizione una rosa molto valida».

L’idea di base, come da tradizione per Iacolino, è il 4-3-1-2: «Sì, il modulo di base è questo, ma da questa idea ci potranno sicuramente essere delle varianti. Dipenderà molto dai giocatori a disposizione, alcuni ancora non li conosco. Si potrà comunque giocare in diversi modi. Con alcuni giocatori come Longobardi, Palazzolo e Magrin ho già parlato appena sono stati presi, per loro il modulo è importante; gli altri li conoscerò in questi giorni. Ferri non lo conosco di persona ma solo come giocatore, valuteremo ma probabilmente sarà lui il nostro capitano».

Il 30 luglio c’è la Tim Cup, appuntamento di prestigio ma non vitale per il Varese: «Sarà una tappa di avvicinamento al campionato, non è un obiettivo primario anche perché dopo dieci giorni di lavoro non sarà semplice assemblare la squadra. Mi aspetto di fare bella figura, anche se dovessimo giocare contro una squadra forte di Serie C. L’obiettivo non è quello, è il campionato e rimane il campionato. Però la coppa può essere l’occasione per vedere alcuni giocatori che non conosco. Dovessi scegliere un avversario, vorrei il più scarso possibile, dopo dieci giorni di lavoro mi auguro di non trovare l’Alessandria».


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