«Acqua, cielo, terra: cosa manca?»

«Acqua, cielo, terra: cosa manca?»

L’intervista - A tu per tu con Tiziano Nava, velista di Laveno Mombello di fama internazionale

VARESE - Per salpare nella sua avventura, la Varese Sport Commission ha preso a bordo (il termine non è casuale) un pezzo da novanta. Si tratta di Tiziano Nava, velista di Laveno Mombello di fama mondiale e vera incarnazione della vela se coniugata alla nostra provincia. Con lui parliamo di come lo sport che strizza l’occhio al vento si sposi alla perfezione con le fortune naturali vantate dal nostro territorio, tanto da essere uno dei cavalli su cui puntare nella missione che la commissione si prefigge.

Nava, cosa ne pensa dell’idea sottintesa alla Varese Sport Commission, ovvero servirsi del volano delle attività sportive per rivelare ai turisti le bellezze che ci circondano?

Sulla carta si tratta di un’idea senza dubbio vincente. La nostra provincia ben si adatta al matrimonio fra turismo e sport, perchè ha tutto quello che serve per promuoverlo. L’offerta sportiva del Varesotto è vastissima, abbiamo acqua, cielo e terra: i nostri laghi ben si adattano a canottaggio e vela; i nostri cieli rendono piacevole la pratica del volo a vela, del deltaplano e del parapendio; la nostra terra, infine, vede parecchie discipline raggiungere l’eccellenza, partendo dalla grande tradizione nel ciclismo e nella pallacanestro

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Entriamo nello specifico della vela, lo sport cui ha dedicato la sua vita. Perchè il lago Maggiore è da molti definito come una sorta di “parco naturale” per veleggiare?

Il Verbano possiede delle caratteristiche geografiche e ambientali che lo rendono ottimo per la vela. È un lago alpino, con una morfologia che favorisce lo sviluppo di brezze molto interessanti e diverse tra loro, adatte sia ai principianti che ai velisti più esperti. I primi possono trovare spazio nel basso lago, dove i venti sono più dolci e più leggeri; i secondi, invece, hanno il loro “terreno” ideale verso il confine Svizzero, presso cui soffiano brezze più “tese”. Queste condizioni fanno sì che il Maggiore sia propizio per questo sport da Monvalle fino a Maccagno, e che lo stesso accada anche per il windsurf e per il kitesurf.

Un contesto del genere genera un flusso turistico assai diversificato, giusto?

Sì. Bisogna distinguere tra la vela leggera, quella praticata con le derive e ad appannaggio dei giovani, e la vela da diporto, con barche da 7 metri in su e più consona a un utilizzo turistico-sportivo. La prima ha un flusso legato alle regate, perchè porta partecipanti da tutte le regioni italiane e anche a livello internazionale. La seconda attira persone soprattutto dalla Svizzera, gente che attraversa volentieri il confine per visitare luoghi come Angera, Arona e Caldè. Si tratta di un tipo di turismo molto legato alle strutture e ai servizi: chi arriva deve sapere dove ormeggiare, dove trovare una presa elettrica, dove poter fare una doccia. Non basta un bel posto. In tal senso, grazie anche all’attività della Sport Commission, è auspicabile un miglioramento

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Ha in mente qualche progetto da proporre per il futuro, magari attraverso la sua scuola Top Vela di Laveno Mombello?

Abbiamo tanti sogni in tanti cassetti, relativi al Lago Maggiore - realtà in cui sono nato, cresciuto e che conosco molto bene - e aperti sia ai giovani che alle persone di età avanzata. Ogni progetto, però, dovrà essere supportato dalle strutture: restando ai giovani bisogna investire per rendere il nostro sport più facilmente a loro accessibile. Penso alle barche, ai pontili, agli attracchi e a tutto ciò che è funzionale a garantire la sicurezza, come la nostra scuola di vela fa da trent’anni.n


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