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Dal Vaticano possibile intervento diplomatico per vicenda Sakineh

Dal Vaticano possibile intervento diplomatico per vicenda Sakineh Azione diplomatica di Frattini, disposto a incontrare Mottaki

Roma, 6 set. (Apcom) - "Quando la Santa Sede è richiesta in modo appropriato perché intervenga su questioni umanitarie presso autorità di altri Paesi, come è avvenuto molte volte in passato, essa usa farlo non in forma pubblica, ma attraverso i propri canali diplomatici". E' quanto afferma il direttore della sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, rispondendo alle domande dei giornalisti sulla vicenda di Sakineh, la donna iraniana di 43 anni condannata alla lapidazione perché ritenuta colpevole di adulterio e complicità nell'omicidio del marito. La Santa Sede segue la vicenda con attenzione e partecipazione. La posizione della Chiesa, contraria alla pena di morte, è nota e la lapidazione è una sua forma particolarmente brutale", ha detto padre Lombardi. Intanto la Farnesina ha avuto contatti con l'ambasciata iraniana a Roma "per un'azione di sensibilizzazione a livello bilaterale" riguardo alla vicenda di Sakineh."Abbiamo anche sollecitato un'azione dell'Unione europea presso Teheran, attraverso la presidenza di turno belga", fa sapere una fonte del ministero degli Esteri. A queste iniziative diplomatiche si è aggiunta anche una campagna pubblica che il ministro Franco Frattini - sempre molto sensibile alla difesa dei diritti delle donne - ha condotto in prima linea. "Il tutto è stato fatto con un approccio positivo, nel tentativo di arrivare a un atto di clemenza senza puntare il dito contro l'Iran", ha spiegato la fonte, precisando che a tal proposito il titolare della Farnesina si è detto anche disposto a incontrare il suo omologo iraniano Manouchehr Mottaki. Abbiamo cercato di mostrare il nostro rispetto per la sovranità iraniana, ma siamo convinti che una soluzione positiva del caso di Sakineh possa offrire a Teheran un'opportunità, che ovviamente spetta a loro cogliere", ha commentato la fonte diplomatica. "Al di là del motivo umanitario, riteniamo che non sia interesse dell'Iran giocarsi la propria reputazione su un caso come questo", ha concluso.

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