Contrabbandieri e angeli «Uno mi salvò la vita»

Contrabbandieri e angeli «Uno mi salvò la vita»

Menzione speciale al premio Stresa 2016 per Sergio Scipioni e le sue storie

Storie di contrabbando, di buchi nella rete di confine, di “bricolle”, di notti avventurose che hanno tessuto d’emozioni, anche contrastanti, il nostro territorio, non molto tempo fa. Questo è lo spunto per gli avvincenti racconti dell’ex maresciallo della Finanza Sergio Scipioni, varesino d’adozione, che, grazie alla sua ultima opera “Passatori, contrabbandieri e altri racconti” (Prefazione di Simone della Ripa, Edizioni dEste) ha ricevuto una targa con menzione speciale al premio Stresa per la narrativa 2016, dall’Assessore al Turismo della Città di Stresa, il professor Alberto Galli.

Diciannove i racconti che ripercorrono, a ritroso, l’autobiografia dell’autore e le stagioni della vita attraverso le età che si confrontano: quella del candore del bambino di campagna, delle origini radicate nel cuore del cuore dell’Italia contadina e lavoratrice degli anni ’50, e quella della maturità di uomo realizzato, perfettamente a suo agio negli incantevoli paesaggi di Brusimpiano e dintorni, che hanno accolto l’autore quando cominciò da allievo la sua carriera nella Guardia di Finanza. Nel mezzo la vita di tutti i giorni, che a saperla guardare con curiosità e con il cuore aperto, i ricordi di un’infanzia semplice e sana, le impressioni di una giovinezza presto sfumata nell’età adulta, quando il lavoro porta il protagonista lontano dai luoghi natii.

Aneddoti attinti alle quotidiane avventure del finanziere alle prese con i personaggi del contrabbando romantico, e ai racconti di passatori, fuggitivi di ieri e di oggi.

Come è nata l’idea di scrivere le storie di contrabbando?

Ho voluto raccontare storie dei contrabbandieri, perché l’attività di contrabbando allora era in voga, non ne parlavano in tanti ed io che ne ho vissute tante mi rendevo conto che erano storie bellissime. Erano gli anni ’60 e ’79, in queste zone facevano gli spalloni per vivere. Erano contrabbandieri, operai che attraverso la rete di confine, con una bricolla in spalla, di 25-30 chili varcavano, il confine.

Quando ha iniziato a scrivere?

Quando sono andato in pensione, dopo trent’anni nella finanza, ho deciso di scrivere quelle storie, quindi circa vent’anni fa, ma avevo deciso di farlo già tempo prima.

Qual è la storia a cui si sente più legato?


Sono affezionato alla storia che si intitola “Il chiodo arrugginito”, il racconto che apre il mio precedente volume: Caini e spalloni, storie di Finanzieri, Contrabbandieri e Cani (Giacomo Morandi Editore) in cui racconto come un contrabbandiere mi ha salvato la vita. Ero un ragazzo giovane allora di diciannove anni, un solo anno di servizio alle spalle e venivo dal meridione, dove si sentiva sempre parlare del contrabbando, in termini negativi. Ma a quel contrabbandiere devo la mia vita, senza il suo aiuto sarei morto dissanguato, perché avevo preso in pieno un chiodo arrugginito che era penetrato nel piede, trapassando la suola dell’anfibio e il sangue usciva a fiotti nonostante il fazzoletto legato stretto per proteggermi. Lo spavento e la certezza di essere solo in quel momento resero quei venti minuti i più lunghi della mia vita.


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