Di Battista arriva a Varese. «Vogliamo governare l’Italia»
Alessandro “Dibba” Di Battista

Di Battista arriva a Varese. «Vogliamo governare l’Italia»

Il deputato varesino Cosimo Petraroli annuncia l’arrivo in provincia di Alessandro Di Battista

Il Movimento Cinque Stelle fa rotta su Varese: venerdì 17 febbraio arriva Alessandro Di Battista, uno dei “leader” nazionali del movimento di Beppe Grillo. Lo ha annunciato venerdì sera agli attivisti il deputato varesino Cosimo Petraroli. Che ammette: «Non so se mi ricandiderò. Ma spero che anche i portavoce uscenti siano messi alla prova con le “parlamentarie”».

Superato l’“incidente di percorso” delle elezioni amministrative dello scorso giugno, quando il Movimento non riuscì a trovare il compromesso per presentare una lista che concorresse per Palazzo Estense, i “grillini” provano a riannodare il filo con la Città Giardino ripartendo da “Dibba”. Alessandro Di Battista, 38 anni, uno dei portavoce nazionali più in vista del M5S, il prossimo 17 febbraio sarà a Varese per incontrare attivisti, simpatizzanti e cittadini. Probabilmente in piazza del Podestà, come è stato richiesto al Comune.

Petraroli, Di Battista è il primo “big” che fa rotta sul capoluogo dai tempi del comizio di Beppe Grillo del 2011...


Ultimamente Alessandro è molto richiesto e sono molto contento che abbia accettato il mio invito. L’anno scorso avevamo già fissato Di Maio, prenotando il Santuccio, poi fummo costretti a disdire. Simbolicamente per la provincia di Varese il 17 febbraio partirà questo sogno. Il sogno che ci potrà portare al governo del Paese.

La sentenza della Consulta però dice che bisogna raggiungere il 40% per avere il premio di maggioranza...


Innanzitutto, chiariamolo: il movimento correrà al 100% da solo, questa è una cosa certa. E puntiamo al 40% per avere il premio di maggioranza. Probabilmente in Lombardia non raggiungeremo quella percentuale, perché è una Regione che sta bene perché qui c’è la Lega che assorbe una parte del voto di protesta. Ma il Sud, e io sono orgoglioso di essere meridionale, è con noi. È un luogo martoriato che vede positivamente qualsiasi novità diversa, dove ogni luce differente comunque è una speranza. E al Sud - il risultato del referendum è lì a dimostrarlo - ormai vedono Renzi come la figura del classico mentitore, un altro che li prende in giro.

Non teme che le vicende di Roma e della sindaca Raggi possano compromettere la credibilità del Movimento?

C’è un accanimento mediatico contro la Raggi. Ma è un fuoco di paglia. Sull’immediato magari ci rosicchia qualche voto, ma a lungo andare i cittadini si accorgono che c’è uno sbilanciamento nel modo in cui i media trattano le varie forze politiche e del trucchetto con cui la politica gestisce l’Italia da anni. E quelle persone che si rendono conto di questo trucchetto poi non ci lasciano più. Gli strumenti con cui ci attaccano si ritorcono contro la vecchia politica. È così che abbiamo costruito il nostro consenso al 30% ed è così che lo faremo arrivare fino al 40%.

Ma quando si voterà?


Noi siamo pronti per andare al voto subito. E non perché Renzi ha fallito il referendum, uno straordinario successo del popolo italiano. Ma perché la sentenza numero 1 del 2014 della Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il Porcellum che ha eletto questo Parlamento, dato che concedeva un premio di maggioranza troppo ampio. Noi chiediamo da allora di andare subito al voto, perché un Parlamento illegittimo non può legiferare. Ora, dopo la sentenza sull’Italicum, per rendere omogenee le leggi elettorali di Camera e Senato bastano tre ore e tre emendamenti. In una settimana si può fare. Il problema è che l’Europa ha presentato il conto delle mancette elettorali di Renzi e chiederà di tenere in piedi questo governo per far scattare le clausole dell’aumento dell’Iva dal 22 al 25% e dal 10 al 13%. Lo faranno quest’anno prima che si vada a votare.

Come preparerete le liste, con le “parlamentarie”?

In base alla legge elettorale che ci sarà, si organizzeranno le votazioni online. Alle quali, come l’ultima volta, si potranno candidare gli iscritti, non eletti, che hanno partecipato ad un’altra competizione elettorale in una lista certificata, come candidato consigliere comunale o regionale. Avranno diritto di voto tutti gli iscritti certificati. Non si sa ancora se i portavoce uscenti avranno un posto in lista di diritto o se dovranno competere alle “parlamentarie”. Io penso che sarebbe più giusto concorrere con gli altri aspiranti candidati, sarebbe anche un modo per verificare tra gli attivisti se i parlamentari hanno lavorato bene. In ogni caso, io non so ancora se mi ricandido. La politica per me è una parentesi.

A Varese, dopo il pasticcio della mancata presentazione della lista alle comunali, che riscontro si aspetta per il Movimento?

C’è tanto bisogno del cambiamento che propongono i Cinque Stelle anche in una realtà come Varese. Il fatto che a Varese e Gallarate gli attivisti non abbiano saputo trovare un compromesso per creare una lista è segno che qui c’è ancora da lavorare per crescere. Ma la maturità per governare il Paese ce l’abbiamo già. Ecco perché agli attivisti varesini ho dato un consiglio.

Quale?


Fare meno riunioni provinciali, che servono a poco, e stare più attenti ai problemi del territorio. Non bisogna pensare alla campagna elettorale ma ai problemi che toccano da vicino i cittadini. Agli attivisti ho chiesto di indicare e segnalare ai portavoce le questioni da amplificare mediaticamente. Per avvicinare cittadini della politica non bisogna parlare di massimi sistemi ma lo si fa interessandosi del riscaldamento delle scuole, per fare un esempio. È così che è nato il movimento, e io stesso mi avvicinai al gruppo di Varese portando l’idea della moneta locale per incentivare il piccolo commercio.

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