Marito ubriaco picchia la moglie. Il figlio 17enne le salva la vita

Marito ubriaco picchia la moglie. Il figlio 17enne le salva la vita

Porto Ceresio - L’uomo è stato colto in flagranza di reato e per questo arrestato dai carabinieri

PORTO CERESIO - Botte alla moglie e botte anche al figlio di 17 anni che si è parato davanti alla violenza del padre per difendere la madre: la furia dell’orco fermata dai carabinieri della stazione di Porto Ceresio. Il fatto è accaduto l’altro ieri pomeriggio. In manette è finito un cinquantaquattrenne con precedenti e disoccupato, dipendente dall’alcol, arrestato in flagranza di reato dai militari arrivati nell’abitazione dove si stava consumando l’ennesima violenza quando il pestaggio era ancora in corso.

Assurda gelosia

Una vicenda assurda quella che si è consumata a Porto Ceresio, che ha anticipato di poche ore un secondo episodio praticamente identico avvenuto in un altro comune della nostra provincia. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti il cinquantaquattrenne è rincasato ubriaco fradicio. L’indole già di per sé violenta dell’uomo peggiora, se possibile, quando si trova in stato d’ebbrezza. Alcuni giorni prima dell’epilogo con pugni e sberle alla moglie della vicenda, l’uomo aveva già minacciato di morte la moglie. La scusa, perché non si può parlare di motivazione davanti a un comportamento simile, usata dal violento per sfogarsi è stata l’assurda gelosia nei confronti della compagna. Il cinquantaquattrenne si era fissato sul fatto che la vittima lo tradisse. La donna veniva costantemente insultata, accusata di avere degli amanti. L’uomo accusava la moglie di essere una poco di buono, una facile. E la minacciava di morte: «se mi tradisci ti ammazzo. Ti ammazzo come una cagna». La vittima viveva ormai in un clima di assoluto terrore. C’era la paura di uscire di casa perché magari avrebbe potuto incontrare un semplice conoscente. Un cenno di saluto notato dal marito avrebbe potuto far esplodere la violenta quanto ossessiva gelosia del cinquantaquattrenne.

Intervento provvidenziale

A subire le violenze, anche psicologiche, da parte dell’uomo era anche il figlio adolescente della coppia. Un ragazzino di 17 anni. Un uomo molto diverso dal padre. Un uomo, appunto. Che ha sempre capito chi sbagliasse in quel matrimonio. Ha sempre capito che la madre era una vittima. Una vittima da consolare. Una vittima da aiutare. Una vittima da proteggere. E così ha fatto. Quel ragazzino di 17 anni, figlio ma soprattutto uomo, quando la violenza del padre è deflagrata in via definitiva si è messo in mezzo. Il padre picchiava la madre, la prendeva a schiaffi, la strattonava, la insultava e la minacciava di morte. E il ragazzino si è messo in mezzo. Ha capito che quella donna era troppo debole per reagire, era annientata dalla violenza subita. E ha fatto qualcosa: ha affrontato il padre proteggendo la madre da quell’attacco fisico. Un ragazzino di 17 anni contro un cinquantaquattrenne robusto. Ma l’adolescente si è messo in mezzo: il padre ha picchiato anche lui con violenza, ma quelle botte il ragazzo le ha risparmiate alla madre. Nel frattempo è partita una chiamata al 112: era evidente, dalle grida, che in quell’appartamento stava accadendo qualcosa di grave. E i carabinieri sono arrivati in un istante. Trovando l’orco che picchiava la moglie e il figlio. Si chiama flagranza di reato e in questi casi le manette possono scattare eccome. E i militari hanno bloccato il picchiatore soccorrendo madre e figlio e arrestandolo d’intesa con il pubblico ministero Massimo Politi.


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