“Con la Svizzera serve un accordo quadro europeo e non accordi bilaterali come quelli stipulati dalla Germania o dalla Gran Bretagna, sanatorie che espongono al rischio di infrazione in ambito Ue e non in linea con le regole Ocse, come oggi ha specificato il ministro Piero Giarda rispondendo a un’interrogazione parlamentare. Il ministro ha semplicemente indicato una via corretta, inutile sollevare polveroni e fare polemiche. Con la confederazione elvetica serve mettere in chiaro a livello comunitario una serie di questioni irrisolte, che rispondano anche al rientro dei 100 miliardi di capitali italiani che si trovano nelle banche di quel Paese fino allo sblocco dei 23 milioni di
ristorni dei 51 mila frontalieri d’oltreconfine, di Varese, Como, Sondrio, Lecco. Risorse attese dagli enti locali lombardi e ferme dal giugno scorso per decisione del governo ticinese. Nell’incontro che ho avuto oggi a Bruxelles con Miroslav Lajcak, diplomatico e braccio destro dall’Alto rappresentante per la politica estera della Ue, Catherine Ashton, abbiamo convenuto che, più di accordi individuali tra singoli Stati, con la Svizzera serva un patto con l’Unione europea. Insomma, la palla deve passare alla Ue, perché ha maggiore potere negoziale rispetto agli Stati membri”. Lo afferma il vice coordinatore lombardo del pdl ed europarlamentare Lara Comi a margine della risposta del ministro Giarda a un’interrogazione dell’Idv.
“Sulla vicenda dei frontalieri, in particolare, che seguo sin dall’inizio -sottolinea Comi -, continuerò a battermi in tutte le sedi europee dove ho presentato ben due interrogazioni, rivolte sia al Consiglio sia alla Commissione”
e.marletta
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