Le dichiarazioni confessorie rese sono «segno di una riflessione e di resipiscenza in relazione all’attività di frode avvenuta al fine di facilitare la promozione dell’Atalanta in serie A». Così scrive il Gip di Cremona Guido Salvini nell’ordinanza che revoca la misura della custodia cautelare in carcere disponendo gli arresti domiciliari per l’ex capitano dell’Atalanta Cristiano Doni che, pochi minuti prima delle 15 di sabato 24 dicembre, ha lasciato la casa circondariale “Ca del Ferro” dove si trovava da lunedì scorso dopo essere stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta sul calcioscommesse.
Le ammissioni rese dal 38enne calciatore nel corso dell’interrogatorio di garanzia, “ridimensionano” le esigenze di custodia in carcere, perché, sempre secondo il giudice, hanno dato «conferma della sussistenza degli episodi di frode sportiva di maggior rilievo e di altri episodi significativi per le indagini quali i rapporti con Benfenati e Santoni e la consegna a Santoni di una somma di circa 25mila euro a Cervia dopo questi aveva espresso l’intenzione di rendere dichiarazioni pregiudizievoli per lo stesso Doni».
Nel provvedimento che accoglie l’istanza presentata dai legali del 38enne, il giudice precisa anche che le dichiarazioni rese dagli altri arrestati ascoltati in questi giorni sono «sostanzialmente sovrapponibili a quelle rese da Doni e che sono stati confermati già nei primi interrogatori quasi tutti gli episodi descritti nell’ordinanza”.
Doni sconterà i domiciliari nell’abitazione della moglie Ingrid in una località dell’Alto Adige e per lui, come per gli due arrestati scarcerati (Antonio Benfenati, gestore dello stabilimento balneare ‘I figli del solè di Cervia, e Nicola Santoni ex preparatore atletico del Ravenna Calcio), Salvini ha disposto il divieto di comunicare con persone diverse dai propri stretti congiunti e dai difensori.
«Altri indagati – annota il gip nell’ordinanza con cui dispone i domiciliari per il calciatore – hanno reso dichiarazioni sostanzialmente sovrapponibili a quelle rese da Doni e che sono stati confermati già nei primi interrogatori quasi tutti gli episodi descritti nell’ordinanza di applicazione di misura cautelare». Il comportamento di Doni «appare segno di una riflessione e di resipiscenza in relazione all’attività di frode avvenuta al fin di facilitare la promozione dell’ Atalanta in serie A». Gli arresti domiciliari sono concessi anche “considerando che la squalifica inflitta a Doni e l’ampia eco che ha avuto la vicenda sembrano escludere del tutto il rischio di reiterazione” del reato.
s.bartolini
© riproduzione riservata










