40 anni di Centro Gulliver: quarant’anni di impegno per i giovani e la comunità

Dalla nascita della cooperativa alla crescita di una realtà simbolo a Varese, tra dipendenze, educazione e solidarietà

Sono passati 40 anni da quel 22 febbraio 1986, quando un gruppo di giovani ventenni si incontrò dal notaio insieme a don Michele Barban, Gianfranco Nicora, Renato Latini, un dirigente dell’azienda Inda e alcuni volontari. Quell’incontro sancì la nascita della cooperativa Gulliver, un progetto che univa energie e competenze provenienti da diverse realtà del territorio, con l’obiettivo di costruire qualcosa di importante per i giovani e per la comunità.

L’idea nacque da un gruppo informale che lavorava già da mesi al progetto, passando per incontri nei locali dell’associazione Amici del Gruppo Abele in via Staurenghi, presso il Nucleo Operativo Tossicodipendenze in via Ottorino Rossi e nella parrocchia di Coarezza, casa di don Michele. Non mancarono uscite fuori porta, come le giornate all’alpe Mera dedicate a discussioni e programmazioni, per progettare quella che sarebbe diventata una comunità di accoglienza e formazione.

La scelta del programma terapeutico Nei primi mesi furono organizzati anche viaggi a Roma e Viterbo per incontrare i vertici del Ceis di don Mario Picchi, realtà che servì come modello per l’approccio terapeutico del futuro Centro Gulliver. Negli anni Settanta, l’Italia si trovava impreparata davanti alla diffusione dell’eroina, con uno Stato oscillante tra repressione e indifferenza. Fu in questo contesto

che nacquero diverse proposte laiche e cattoliche di comunità terapeutiche, da San Patrignano a Gruppo Abele e Comunità Nuova, fino al Ceis. Il Gulliver scelse di ispirarsi al Ceis per la conoscenza diretta dei ragazzi e la concretezza dei metodi. Don Michele Barban arrivò successivamente, portando una guida spirituale necessaria per far decollare la struttura secondo quanto richiesto dalle istituzioni.

Perché il nome “Gulliver”

Il nome Gulliver fu frutto di riflessioni collettive e della sensibilità di Gianfranco Nicora, che coordinava un’associazione di famiglie. Il personaggio di Jonathan Swift rappresentava al tempo stesso ironia, viaggio e allegoria, elementi coerenti con la filosofia della cooperativa: un giovane che, come Gulliver, si trova tra le sue paure e i suoi sogni, alla ricerca di una propria via. Con il nome trovato, l’associazione delle Acli, il sacerdote e i primi operatori e volontari si misero alla ricerca di finanziatori. Tra i primi a credere nel progetto fu la signora Frattini, patrona della Inda, che contribuì concretamente, inserendo un proprio dirigente nella gestione amministrativa della cooperativa.

La cooperativa e l’avvio del progetto

Il 22 febbraio 1986 la cooperativa Gulliver nacque ufficialmente. La prima sede fu una piccola casetta sotto la chiesa di San Giorgio a Biumo Superiore, con ingresso e tre stanze. Nonostante le risorse limitate, il gruppo accolse i primi cinque ragazzi: Isabella, Alberto, Roberto, Emilio e Maurizio, seguiti da Francesca, suor Elisa e Guido, primo operatore di servizio civile. I fondatori si formarono presso la Casa del Sole di Castel Gandolfo e in altre strutture terapeutiche per poter gestire al meglio accoglienza e reinserimento. Don Michele, con il suo estro e la sua energia, anticipò l’apertura al 19 maggio 1986, mentre alcuni membri erano ancora in formazione a Roma, segnando l’inizio concreto del progetto.

Oggi il Centro Gulliver

In quarant’anni, il Centro Gulliver ha accolto migliaia di giovani, offrendo sostegno, formazione e lavoro a centinaia di operatori. Cinque anni fa, Emilio Curtò ha assunto la presidenza, portando nuova visione e continuità al lavoro di comunità. La cooperativa rimane un punto di riferimento sul territorio varesino, simbolo di attenzione alle persone, sviluppo sociale e prevenzione, con un impatto che va oltre i confini locali.