Roma, 1 feb. (TMNews) – L’Amministrazione Obama invita il Cairo a una “transizione ordinata”, criticando il presidente Hosni Mubarak per non avere fatto abbastanza in materia di riforme; l’esercito fa sapere di non avere alcuna intenzione di usare la forza contro i manifestanti, le cui richieste sono ritenute “legittime”: il rais sembra perdere d’un colpo i due principali punti d’appoggio del suo regime, mentre la piazza prepara una nuova prova di forza per domani.
A difendere Mubarak rimangono di fatto parte dei Paesi arabi – che temono un ulteriore contagio della “Rivoluzione dei Gelsomini” e fanno a gara per distinguere la loro situazione da quelle di Tunisi e Il Cairo – e Israele, che ribadisce la volontà di mantenere il Trattato di pace con l’Egitto e agita lo spettro di un’altra Repubblica Islamica – a lungo il principale “alibi” politico di Mubarak e di altri governi simili agli occhi dell’Occidente.
Se appare quindi sicuro come un cambiamento sia ormai inevitabile, non è certo che possa essere il rais a portare a termine con successo una transizione verso un regime meno militarizzato: va anche sottolineato tuttavia che difficilmente le grandi potenze accetteranno un’ascesa al potere di un’opposizione islamica i cui effetti sulla regione potrebbero essere gravemente destabilizzanti.
(con fonte Afp)
Mgi
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