Roma, 2 mar. (TMNews) – L’Italia sta pensando di allestire “un
campo di assistenza” nell’area di Rais Eider, al confine tra
Libia e Tunisia, dove attualmente stazionano decine di miglia di
profughi. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri italiano,
Franco Frattini, durante una conferenza stampa alla Farnesina.
Il capo della diplomazia italiana ha spiegato che l’Italia conta di aver messo a punto i dettagli per “due iniziative umanitarie”, la seconda delle quali riguarderà Bengasi, dove “appena le condizioni di sicurezza lo consentiranno” arriverà una nave italiana dalla Sicilia carica di derrate alimentari, kit medici e generatori elettrici.
Frattini ha illustrato quanto emerso dalla riunione tecnica coordinata alla Farnesina sullo sviluppo dell’iniziativa umanitaria a Palazzo Chigi, che domani sarà illustrata in Consiglio dei ministri.
Il campo di assistenza italiano nell’area di Ras Eider – area in cui risultano a oggi circa 77mila persone, di cui il 70% delle quali lavoratori egiziani – sarà allestito “con la collaborazione dell’Unhcr e dell’Oim (organizzazione internazionale delle migrazioni)”, ha spiegato il ministro, Inoltre “collaboreranno sotto il coordinamento della cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Esteri, la croce rossa con il suo volontariato, la croce rossa ordinaria, il ministero della Difesa che fornirà logistica e trasporto, la protezione civile per la gestione transitoria”.
Frattini ha parlato di tempi molto rapidi, “24/48 ore per poter partire”. Il campo di assistenza italiano “avrà una funzione corrispondente a una richiesta ricevuta oggi dal governo egiziano con una nota scritta e dal governo tunisino”, ha rivelato il titolare della Farnesina, “La richiesta del governo egiziano è che l’Italia si preoccupi attraverso questo campo dell’assistenza, del cibo, delle cure mediche e del trasporto sicuro in patria degli egiziani. L’Egitto ci chiede di occuparci di quelle decine di migliaia di persone che si trovano ora in terra tunisina e non sanno dove andare, non riescono a tornare in patria perché non riescono ad attraversare la Libia. Viene chiesto all’Italia di collaborare in modo significativo per riportare sane e salve in Egitto, al porto di Alessandria o all’aeroporto del Cairo, queste persone”.
La collaborazione di Unhcr e Oim per identificare origine e identità” dei profughi, “oltre che la provenienza. “Questo l’Oimk e l’Unhcr sono in grado di farlo, l’Italia evidentemente no. La nostra azione corrisponderà alla richiesta di due Paesi amici, l’impegno è evidentemente quello di una logistica che dal porto di Jerba muova verso Alessandria o verso il Cairo via aereo o via mare. Sono opzioni che trovano il consenso del ministero della difesa, che ha offerto con piena generosità logistica e trasporto. La Tunisia non è in grado di reggere una situazione del genere con 60mila egiziani che si stanno ammassando in questa base senza nessuna prospettiva né di trovare lavoro né forse di sopravvivenza”.
Quanto a Bengasi, “è una parte della Libia – ha sottolineato Frattini – che sta soffrendo molto, pensiamo che occorrano derrate alimentari, elettricità, equipaggiamentoi medici. Siamo in condizioni quindi, appena le condizioni di sicurezza saranno state definite idonee, e ci auguriamo possa accadere nelle prossime ore, di organizzare una partenza dalla Sicilia di una nave che ancora una volta la Difesa mette a disposizione, per trasportare tonnellate di generi alimentari, kit medici, generatori elettrici. Da Catania in 30 ore di navigazione si arriva a Bengasi…”.
Fco
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