Roma, 7 apr. (Apcom) – Primo atto, firma del decreto per
dichiarare lo stato di emergenza. Poi, la decisione di annullare
il viaggio a Mosca e volare nel ‘cuore’ della
tragedia. Il terremoto che in piena notte ha colpito l’Abruzzo,
causando un numero di morti e di feriti che ancora non si riesce
a calcolare, spinge il presidente del Consiglio, Silvio
Berlusconi, a modificare la sua agenda.
Niente trasferta in Russia, dove avrebbe dovuto guidare una
delegazione di imprenditori. Il premier decide di andare a
L’Aquila per dimostrare che “lo Stato c’è”, per testimoniare che
la macchina dei soccorsi è stata tempestiva, per dichiarare che
un evento del genere non era “scientificamente prevedibile” e
quindi che “non è il momento delle discussioni, ma di reagire con
i fatti e l’azione”.
La giornata del presidente del Consiglio comincia di buon’ora: il
premier passa di telegiornale in telegiornale in una girandola di
collegamenti telefonici. Ed è proprio via tubo catodico che
annuncia la firma del decreto per dichiarare lo stato di
emergenza e rivolge il primo invito alla popolazione a “evitare
di mettersi in macchina per non intasare i soccorsi”.
Silvio Berlusconi all’inizio sembra tentennare sull’ipotesi di
annullare il viaggio in Russia, poi, ‘saltando’ nel giro di pochi
istanti da un tg all’altro, annuncia: non vado a Mosca, mi
recherò a L’Aquila.
Nel frattempo gli attestati di solidarietà agli abruzzesi si
moltiplicano: dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
ai presidenti di Camera e Senato, Fini e Schifani. Ministri e
segretari annullano tutti gli impegni politici. Arrivano le
“condoglianze” da tutto il mondo, in primis dal presidente Usa
Barack Obama. Anche l’opposizione garantisce sostegno al governo,
Frabnceschini chiama il premier al telefono.
Prima di atterrare sul suolo abruzzese, Silvio Berlusconi sorvola
in elicottero tutta l’area interessata dalla tragedia. Poi si
presenta in conferenza stampa: accanto a lui nella caserma della
Guardia di Finanza di Coppito c’è il commissario straordinario
Guido Bertolaso, i ministri Roberto Maroni e Altero Matteoli, il
presidente della Regione Gianni Chiodi e il sindaco de L’Aquila,
Massimo Cialente.
Il premier ci tiene subito garantire “che c’è stata una
mobilitazione immediata” e che nel giro di 24 ore ci sarà “un
numero record di soccorritori”. “Nessuno sarà lasciato solo”
assicura il presidente del Consiglio, che poi stila l’elenco
delle misure attuate o in corso d’opera: acqua fruibile,
autostrade riaperte, ospedale evacuato. Quello che il premier non
può fare è ‘chiudere’ il bilancio dei morti che aumentano di ora
in ora, né quello dei feriti che “supera i 1.500”. Poi rivolge
l’invito agli sfollati a non rientrare nelle proprie case e a
farsi ospitare da amici e parenti, se possibile. Altrimenti ci
sono le tendopoli in costruzione.
Il Consiglio dei ministri straordinario convocato in serata,
spiega ancora Berlusconi, varerà “tutti gli stanziamenti
economici necessari”. Ma c’è un punto a cui il premier tiene
particolarmente: chiudere la polemica sulla prevedibilità o meno
del terremoto. Polemica alimentata dalle dichiarazioni di qualche
giorno fa dall’ingegnere Giampaolo Giuliani.”Non ci sono basi
scientifiche” – dice il Cavaliere – per prevedere un evento come
questo, e comunque ora “non è il momento di dare luogo a una
discussione, ma di reagire con i fatti e l’azione”. Il momento di
discutere – spiega – verrà dopo.
Bac
MAZ
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