BUSTO ARSIZIO Il 3 dicembre 2009 Borsano si è trovata a fronteggiare un incubo: intorno alle 7, con il rione che si stava svegliando, un’esplosione ha sventrato la palazzina a due piani che si affacciava al civico 7 di via San Pietro. Un’esplosione che, oggi, pare possa essere stata causata da un guasto ad una tubatura del gas. Il boato si portò via la vita di due giovani: Andrea Rosignol i, 30 anni, originario di Vanzago, residente in uno degli appartamenti al piano terra dell’edificio, e Stefania Zhu, diciannovenne di origine cinese, che viveva invece in un appartamento al primo piano della palazzina. L’esplosione fu l’epilogo di una notte di passione: i residenti avevano infatti chiamato i tecnici di Agesp (autori di 2 sopraluoghi sul posto) a causa di un forte odore di gas. I rilevatori non registrarono anomalie, a detta dei tecnici che eseguirono anche dei carotaggi nella zona, e, dopo una chiamata al loro superiore, i due operai non allaertarono i vigili del fuoco. Alle 7 l’esplosione che è certamente stata causata da una fuoriuscita di gas. I due operai e il superiore sono stati iscritti nel registro degli indagati: l’ipotesi di reato è quella di disastro e omicidio colposo. «L’indagine è tuttora aperta – spiega Vittorio Celiento, legale di Agesp – Il magistrato ha chiesto una proroga e affidato nei giorni scorsi l’incarico per una nuova perizia. Non sappiamo di quale tipo di indagine si tratto; non conosciamo il quesito posto dalla procura al perito». Nei giorni scorsi, però, il perito ha
ascoltato alcuni dipendenti di Agesp, forse per verificare quali siano i protocolli stabiliti dall’azienda in caso di simili emergenze. Dalle precedenti perizie, quella medico legale e soprattutto quella effettuata su tubature e impianti (o almeno quel che è rimasto dopo l’esplosione e gli indispensabili scavi dei soccorritori impegnati nel recuperare i feriti ed estrarre i corpi dalle macerie), sembrerebbe che l’ipotesi più accreditata sia quella del guasto. «Così sembra – spiega Leonardo Cammarata, che rappresenta la famiglia Rosignoli – L’inchiesta è ancora in corso, però. Noi abbiamo nominato dei periti di parte: la fuga potrebbe essere stata causata dalla lesione di una tubatura malandata». L’inchiesta, in ogni caso, dovrà stabilire a chi spettasse l’eventuale riparazione della tubatura in questione, qualora venisse confermata l’ipotesi del guasto. In corso accertamenti anche per capire perché non siano stati chiamati i vigili del fuoco: stando a quanto avrebbero dichiarato i due operai intervenuti l’ordine di lasciar perdere sarebbe arrivato dal loro superiore a seguito di una loro telefonata. Telefonata confermata anche dai residenti che quella notte hanno assistito al sopraluogo dei tecnici. «Certamente – aggiunge Cammarata – E’ smentita l’ipotesi di un tentativo di suicidio con il gas. La voce che si era diffusa subito dopo l’esplosione è oggi destituita di ogni fondamento». E ancora al vaglio degli inquirenti anche il contatore di Rosignoli, il numero 4, che quella notte i residenti giurano di aver visto “girare a tutto spiano”, quando il giovane non era ancora rincasato. «Ci auguriamo – conclude Celiento – Che l’inchiesta possa chiudersi al più presto».
Simona Carnaghi
f.tonghini
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