BUSTO ARSIZIO Sul palco, Varese non c’è. Ma fuori, attorno, in sala, c’è eccome. E c’è pure nei ricordi degli ultimi tre leader dei democratici. Chi se la ricorda meglio è Walter Veltroni, che in città era arrivato in autobus il 14 marzo 2008, in pieno «si può fare», e portato prima a teatro e poi in piazza più di quattromila persone al grido di «Non siete un feudo leghista». L’ex sindaco di Roma assicura:«Ci tornerò presto». Destinazione Villa Panza. Perché di quel progetto fu uno degli autori nei panni di ministro dei beni culturali: «Il conte Panza – rammenta a sé e ai varesini, che hanno la fortuna di custodirne i lasciti – era un gigante del mecenatismo culturale». Ci tornerà, e forse lo farà in campagna elettorale, nella prossima primavera, quando il Pd dovrà trovare un candidato sindaco per la città simbolo del “patto di Arcore”. Veltroni scandisce chiaro: «I sindaci non devono essere simboli, ma devono avere un’esperienza consolidata della loro città. Quello del sindaco è un mestiere particolare e a Varese il centrosinistra ha dentro di sé personalità forti». Marantelli? Veltroni lascia che sia il
territorio a rispondere, nonostante con il deputato-pontiere, neanche 24 ore prima, si fosse speso in un abbraccio caloroso. Ma è chiaro che bisognerà pescare in casa. E non solo in casa democratica.«Le logiche nazionali, quando si parla di territori, bisogna sempre maneggiarle con grande cautela» premette il segretario nazionale Pierluigi Bersani che detta una linea: «Per le prossime scadenze amministrative chiederemo una risposta civica e metteremo i partiti, prima di tutti il nostro, al servizio di questa riscossa che coinvolga forze molto larghe». Insomma, intese: «Ci prepariamo a quegli appuntamenti avendo la testa larga, vedendo di collegarci anche a forze autonome, civiche, a esponenti e forze che vanno anche al di là del nostro perimetro. Questo è il punto di partenza, il punto di arrivo lo decideranno i territori. Non sarà da Roma che arriverà la telefonata». E mentre il Pd pensa al nuovo sindaco, un “sindaco nordista” come Sergio Chiamparino sceglie di non prendere la parola a Varese. E l’Unità fa ingoiare un boccone un po’ amaro ai padroni di casa: il Varesotto, per il quotidiano, diventa «Brianza». E, si sa, Brianza è Brianza. Busto è Busto.
s.bartolini
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