di Stefano Affolti
VARESE L’ultima volta che l’avevamo agganciato, in inverno, Gaetano Auteri col suo Siracusa era padrone del girone I della serie D con un vantaggio astronomico sulle inseguitrici. Missione Lega Pro compiuta già allo sbocciare della primavera: solo che il grande ex biancorosso non è più sulla panchina aretusea. Le sue clamorose dimissioni, un mese fa, alla vigilia della certezza matematica della promozione, hanno fatto discutere tifosi e osservatori. Ora il pupillo di Fascetti fa il tifo per il Varese, che sempre porta nel cuore: salisse in Prima divisione, gli regalerebbe una specie di vendetta trasversale.Auteri, cos’è successo?Che dopo mesi di convivenza difficile col presidente il vaso è traboccato. Non condividevo il modo di lavorare: soprattutto, mancava la capacità di progettare il futuro. Eravamo separati in casa: ho tenuto duro, turandomi un po’ il naso, finché non è stato in cassaforte l’obiettivo di riportare la città tra i professionisti dopo 15 anni di delusioni.Perché non ha aspettato la festa?Non ne potevo più: quando è stato chiaro che, anche smettendo di giocare, la squadra ce l’avrebbe fatta, ho detto arrivederci e grazie. In effetti mi spiace solo non essermi goduto quei cinque minuti di baldoria, non aver visto la gioia negli occhi dei miei concittadini. Cinque minuti solo, però: al sesto avrei già pensato all’anno venturo.Ma cos’ha fatto di tanto grave il presidente Salvoldi?Si è comportato da dilettante in varie situazioni. Per esempio quando stravinci il campionato, come abbiamo fatto noi, a un certo punto il rilassamento è normale, direi umano: una fase breve che dà nuovi stimoli. Beh, alla seconda sconfitta il patron ha messo sulla graticola me, il direttore sportivo, alcuni giocatori. Un atteggiamento folcloristico mai chiarito, che ha creato problemi nell’ambiente.Per dirla alla Mourinho, lei è stato professionale ma non pirla.Ho lavorato da tifoso: ho messo la faccia in questa avventura per amore della mia città, costruendo un gruppo solido e vincendo la scommessa. Purtroppo alla crescita tecnica non si è abbinata la crescita societaria. Durante la stagione mi dicevo: resisto e un minuto dopo la promozione lascio. Invece l’ho fatto un minuto prima, giusto così: sono aziendalista, ma i valori e la dignità personale per me contano.Comunque il campionato l’ha vinto lei.Sì, lo sanno tutti. Andandomene ci ho rimesso dal punto di vista economico: ma il risultato rimane, ed è strepitoso. Chiaro che se l’esito sportivo fosse rimasto in bilico non avrei
mai mollato in piena lotta.Ora è disoccupato, ma non per molto…Vado a vedere partite, mi documento. È ancora presto, ma penso che prima o poi arriveranno proposte di lavoro, magari dalla Lega Pro. E non mi dispiacerebbe un’esperienza al nord, dove i toni agonistici sono stemperati dalla componente ambientale meno calda. Sarebbe un’occasione per rimpinguare il mio bagaglio, che già comprende un po’ tutte le categorie.Se non si fosse dimesso sarebbe stato confermato?Sì: la stessa Sampdoria, con cui il Siracusa ha un accordo di collaborazione tecnica per via dello sponsor, puntava su di me. Beppe Marotta aveva fatto il mio nome anche per la prossima stagione.Visto che il Siracusa è a cavallo, che ne dice di tifare Varese?Vediamo: sei partite alla fine, di cui quattro in casa e nessuno scontro diretto. Sulla carta è in pole position per salire. Non diciamo niente, siamo scaramantici e tocchiamo tutti i legni che abbiamo intorno: però se gioca una gara per volta, senza farsi distrarre, arriva al traguardo.Anche Sannino spesso vince e se ne va.Non lo conosco di persona, credo di non averlo mai incrociato sui campi: ma è un collega che stimo e di cui tutti parlano bene. Ignoro se abbia lasciato panchine su cui ha ottenuto grossi risultati per i miei stessi motivi. Io cerco solo posti dove si possa lavorare bene rimanendo moralmente integro: per Sannino un Varese il cui uomo chiave è Luca Sogliano, figlio di cotanto padre, che conosce come le sue tasche il calcio, è una garanzia assoluta sotto il profilo della serietà.Gli consigli qualche suo ex giocatore.Nel Siracusa ci sono tanti giovani di buone potenzialità che hanno bisogno di crescere. Tra i prospetti interessanti cito il portiere Fornoni e il centrocampista Bufalino, entrambi dell’89.Qui c’è Danucci, che lei ha avuto al Martina.Lo feci comprare dal Manduria e con me giocò in C1. Credevo in lui: un elemento intelligente, di grandi qualità, anche caratteriali. Vale più della Seconda divisione che sta disputando.Cosa fa a Pasqua?Veramente non lo so ancora…Proposta: sabato c’è Varese-Pavia, si consideri invitato.Ahah, non sarebbe una cattiva idea, ma i tempi sono stringati.Prendiamola comoda: in alternativa, domenica 19 arriva la Valenzana.Okay, mi volete a tutti i costi. Facciamo così: verrò senza dubbio a Masnago, nello stadio che mi ha lanciato, la domenica della festa promozione. Così mi riprenderò la gioia che non ho potuto vivere qui: la mia piccola rivincita.Promesso?Promesso.
a.confalonieri
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