Roma, 28 mar. (TMNews) – Gli edifici giapponesi hanno resistito bene al siam dell’11 marzo scorso, ma le misure di protezione e prevenzione dello tsunami si sono rivelate gravemente insufficienti: lo afferma Ikuro Towhata, sismologo dell’Università di Tokyo, intervistato dal quotidiano spagnolo El Pais.
“Gli edifici hanno retto molto bene, ma le infrastrutture hanno subito gravi danni: autostrade e linee ferroviarie sono state distrutte e ciò ha reso difficile o impossibile portare soccorsi o sgomberare le persone”, spiega Towhata, il quale sottolinea però come il fattore più grave si sia rivelato l’onda anomala provocata dal sisma: “La regione di Sendai era già stata colpita da tsunami, tanto che si era dotata di argini di contenimento: ma i più alti non superavano i dieci metri”.
L’acqua ha invece superato i 15 metri di altezza, arrivando in alcuni punti a trenta metri e rendendo inutile ogni misura di protezione: “Non è possibile fermare gli tsunami o costruire argini su centinaia di chilometri di costa: la chiave è il sistema di preallarme, lo sgombero. Occorre avere edifici alti sui quali la gente possa salire una volta dato l’allarme, venti metri sembra un’altezza ragionevole: presto inizieranno i lavori di ricostruzione e occorrerà erigere edifici residenziali o governativi in cui si possa trovare rifugio in caso di emergenza”.
Quanto alle centrali nucleari, saranno argomento di “grande controversia politica”: “La sicurezza è fondamentale, e dopo quanto accaduto nessuno ha più fiducia nella Tepco (l’ente di gestione dell’impianto di Fukushima, ndr): la gente inizia a dire di non volere più centrali, ma da dove ottenere allora l’energia elettrica?”.
Mgi
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