Immigrati/Bossi-Maroni,in scena di nuovo Lega di lotta e governo

Immigrati/Bossi-Maroni,in scena di nuovo Lega di lotta e governo

Roma, 29 mar. (TMNews) – La faccia feroce di Umberto Bossi, il tentativo di Roberto Maroni di governare l’emergenza. In questi giorni più che mai la Lega esercita il ruolo di partito di lotta e di governo, stretto tra le responsabilità istituzionali in capo al ‘suo’ ministro dell’Interno e la pancia elettorale cui dà voce il leader leghista. Con un colpevole da additare all’opinione pubblica: quell’Unione Europea che, accusa un autorevole dirigente del Carroccio, “ha dimostrato ancora una volta di essere solo un’unione monetaria”.

E così anche questa volta va in gioco quello che dall’opposizione denunciano come “un gioco delle parti” tra Bossi e Maroni. Il leader leghista taglia corto: “Gli immigrati vadano fora d’i ball”. E soprattutto, mentre si cerca il modo di rimpatriarli, magari forzando la mano e rispedendo in Tunisia gli immigrati anche senza un accordo bilaterale con il nuovo governo di Tunisi, è meglio che “i clandestini stiano più vicini a casa loro”, ovvero al Sud. L’altra faccia della medaglia leghista è quella di Roberto Maroni: libici, somali ed eritrei non saranno rimpatriati in quanto profughi, per i tunisini sono già pronte le navi per riportarli indietro. Appunto, “fora d’i ball”.

Anche il governatore leghista del Veneto, Luca Zaia, dice sì ai profughi in arrivo dalla Libia che sono “rifugiati politici in fuga dalla guerra civile”, no ai clandestini giunti a Lampedusa perché “una terza via di ospitalità per i clandestini non esiste”. L’importante, sottolinea, è che il tavolo di domani tra esecutivo e governatori che dovrà ripartire i profughi tra le diverse regioni sia “unitario per dare massima solidarietà a donne e bambini”, con una regola precisa: “O tutti o nessuno”.

Una posizione, quella della Lega, che cerca dunque il difficile equilibrio tra gli eventi che stanno cambiando la faccia del Maghreb e le esigenze del territorio. Con i deputati leghisti che oggi alla Camera raccontavano dei timori nei loro collegi e ragionavano sulle imminenti amministrative.

Rea

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