Roma, 29 mar. (TMNews) – Stefano Cucchi, “doveva essere necessariamente internato” nella struttura sanitaria protetta dell’ospedale Sandro Pertini per “evitare che soggetti estranei all’amministrazione penitenziaria prendessero cognizione delle tragiche condizioni in cui era stato ridotto” e che tutto “venisse portato a conoscenza dell’autorità giudiziaria”. La scelta fu adottata, ben sapendo che il Pertini non fosse una struttura adeguata, “per tenere Cucchi al riparo da sguardi indiscreti sottraendolo intenzionalmente a tutte le cure di cui aveva bisogno”. Così afferma il giudice Rosalba Liso nelle motivazioni della sentenza emessa il 25 gennaio scorso nei confronti del
funzionario del Prap (provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria) Claudio Marchiandi, condannandolo a due anni di reclusione. A giudizio sono stati mandati 12 imputati, tre agenti penitenziari per il presunto pestaggio di Cucchi avvenuto nelle celle del tribunale di Roma, sei medici e tre infermieri del Pertini. “Le condizioni fisiche di Stefano – afferma il giudice – erano palpabili e visibili a ciascuno, erano ben note nel contesto della polizia penitenziaria per la pluralità di soggetti che l’avevano visto ed accompagnato. Non c’era spazio a dubbi di sorta in ordine al fatto che Stefano fosse stato picchiato”.
(Segue)
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