Roma, 31 mar. (TMNews) – Sono “una buona ventina” gli alleati della Nato che contribuiscono alla missione Unified Protector in Libia con mezzi militari. Lo ha riferito l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, presidente del Comitato militare della Nato in un incontro con la stampa a Bruxelles, trasmesso in diretta sul web.
Più in generale, ha precisato Di Paola, “tutti i membri della Nato hanno dato il sostegno politico” all’operazione che da stamattina è passata definitivamente sotto il comando dell’Alleanza. Alla missione prendono parte anche “molti Paesi non membri”, ha detto ancora l’ammiraglio che però non ha voluto precisare di quali paesi si tratti.
Il presidente del Comitato militare ha poi sottolineato che la situazione in Libia è “complessa e fluida” e che la soluzione alla crisi “non sarà immediata”. In ogni caso, ha proseguito Di Paola, dev’essere chiaro che il compito della Nato è “proteggere i civili e le aree abitate dai civili, noi non siamo coinvolti in Libia per decidere il suo futuro”.
“Non andiamo a controllare i passaporti dei civili – ha commentato – li proteggeremo a prescindere da chi sono e chi li sta attaccando”. Per il resto, l’ammiraglio ha ribadito che “sul terreno non ci sono forze di terra della Nato” ricordando come la risoluzione 1973 escluda la presenza di forze di occupazione nel paese nordafricano.
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