Roma, 16 mag. (TMNews) – Il Giappone, colpito l’11 marzo di quest’anno da un devastante sisma/tsunami e da una conseguente crisi nucleare paragonabile solo con l’incidente di Cernobyl, deve cercare di mantenere alta in agenda la sua attività internazionale soprattutto rispetto a due minacce alla sua sicurezza: la Corea del Nord e la crescita della Cina. Tuttavia, la situazione in cui si trova al momento, impegnata ancora a fronteggiare la più grande catastrofe del dopoguerra, rende difficile per Tokyo mantenere il ruo ruolo internazionale. L’ha spiegato in un’intervista a TM News Narushige Michishita del National Graduate Institute for Policy Studies (Grips).
“Da un punto di vista delle risorse umane, le Forze di autodifesa (che sono le forze armate nipponiche, ndr.) hanno circa 200mila uomini. Di questi, la metà, cioè 100mila uomini, sono mobilitati per i soccorsi”, spiega Michishita, considerato uno dei principali esperti nipponici di questioni strategiche asiatiche. “Queste forze sono impegnate nella ricerca dei dispersi nella catastrofe. Dal momento che circa 10mila sono i morti e circa 15mila sono i dispersi, per diverso tempo queste forze saranno impegnate nel recupero di cadaveri, trascurando la loro ‘mission’ internazionale”, sostiene l’esperto. Tutto questo avviene, mentre la Cina “sta facendo molta attività internazionale attraverso l’Esercito popolare, per esempio missioni internazionali come quella contro la pirateria in Somalia”. E, “visto che tra Cina e Giappone c’è competizione, se Tokyo non fa nulla, le cose potrebbero avere risvolti negativi. Quindi, secondo me, il Giappone deve agire in maniera efficace, ma è evidente che è difficile al momento”.
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