La mafia aggrediva Busto Ma qualcuno si ribellava

BUSTO ARSIZIO Chiuso il giro degli interrogatori di garanzia a carico di Rosario Vizzini, Emanuele Napolitano, Dario e Fabio Nicastro e Rosario Bonvissuto. Il gip deciderà in queste ore se accogliere o meno le istanze di alleggerimento delle misure di custodia cautelare avanzate dai difensori: i cinque indagati potrebbero però rimanere in carcere. L’inchiesta intanto continua: gli inquirenti stanno ascoltando in queste ore sia a Varese che a Milano le vittime delle estorsioni contestate al presunto clan mafioso. Imprenditori residenti a Busto Arsizio e provincia di Varese taglieggiati sino all’asfissia.Non mancano ritrattazioni confermerebbero l’impressione; anche se sarebbero in corso accertamenti per stabilire se il ripensamento possa essere stato indotto da minacce eventuali (effettuate da terzi) più che da una paura atavica. A questo atteggiamento, che potrebbe portare a un effetto smorza sull’accusa di associazione a delinquere

di stampo mafioso contestata a tutto il gruppo, l’ordinanza contrappone un esempio concreto.Due imprenditori edili di Busto Arsizio che hanno avuto il coraggio di dire no. Zio e nipote hanno affrontato di petto sia Vizzini che Fabio Nicastro, l’uomo che gestiva secondo gli inquirenti gli affari edili sul campo. «Ma chi devi mandare», avrebbe infatti gridato in faccia a Vizzini il nipote taglieggiato in un bar di Busto Arsizio. L’uomo è intervenuto in difesa dello zio “convocato” da Nicastro, poi ritrovatosi faccia a faccia con Vizzini. Il giovane è stato tenuto buono da un uomo (non indagato al momento) che lo avrebbe accompagnato fuori dal bar dicendogli di aspettare lo zio in auto. E lui ha detto no ancora una volta: «Io mi rifiutai e gli dissi di fare uscire immediatamente mio zio dal bar». Simona Carnaghi

m.lualdi

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