Roma, 26 apr. (TMNews) – La comunità internazionale aumenta la pressione sulla Siria per porre fine alla violenze sui manifestanti, mentre Damasco appare sempre più isolata, ‘bacchettata’ anche dalla Lega Araba. E la repressione prosegue.
Un “appello comune” è stato pronunciato dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in conferenza stampa a Palazzo Chigi, a Roma, con il Presidente francese, Nicolas Sarkozy. “Siamo molto preoccupati – ha detto Berlusconi – per gli sviluppi che verifichiamo in questo Paese, per le numerose vittime. L’appello alle autorità siriane è per fermare la repressione violenta; si tratta di dimostrazioni pacifiche: chiediamo a tutte le parti moderazione e auspichiamo che si dia un seguito immediato alle importanti riforme” annunciate dal presidente, Bashar al Assad.
Anche la Lega araba ha condannato oggi l’uso della forza contro i manifestanti che chiedono riforme democratiche in diversi Paesi arabi, affermando che “meritano sostegno, non pallottole”. In uno dei rari comunicati pubblicati sull’ondata di protesta in Medio Oriente e Africa, la Lega (composta da 22 membri) ha reso noto che
chiederà ai ministri degli Esteri dei Paesi membri di discutere di questa “situazione seria” durante un vertice in programma il prossimo mese al Cairo, in Egitto. Le proteste “indicano la strada verso una nuova era araba, guidata da giovani alla ricerca di un presente migliore e di un futuro più luminoso”.
Il Regno Unito, intanto, ha dichiarato di lavorare insieme all’Onu e all’Unione Europea per inviare un “messaggio forte” al regime siriano, affinché cessi la violenta repressione contro i manifestanti antigovernativi: lo ha dichiarato il ministro degli Esteri britannico, William Hague. “In particolare, stiamo collaborando con i nostri alleati in seno al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per far capire alla Siria che gli occhi della comunità internazionale sono rivolti verso Damasco, e con i nostri alleati dell’Ue e della regione sulla possibilità di ulteriori misure” ha spiegato Hague, che ha chiesto al governo siriano delle “riforme vere e immediate”. Gran Bretagna, Francia, Germania e Portogallo hanno fatto circolare già ieri in seno al Consiglio di Sicurezza una bozza di risoluzione di condanna della repressione siriana, che ha provocato centinaia di morti.
L’Alto Commissariato dell’Onu per i Diritti umani, intanto, ha reso noto di aver ricevuto dalle autorità di Damasco la proposta di inviare una missione in Siria per valutare la situazione sul terreno. L’offerta siriana sarebbe arrivata giovedì scorso, alla vigilia della violenta repressione nella quale sono morte almeno 82 persone, motivo per cui l’Onu sta ancora valutando la proposta: “Ci stiamo riflettendo, ma le condizioni devono essere accettabili” ha spiegato il portavoce dell’Alto Commissariato per i diritti umani, Rupert Colville.
Intanto, però, prosegue la repressione. Le forze di sicurezza siriane avrebbero arrestato circa 500 attivisti per la democrazia in tutto il Paese. E’ quanto denuncia l’organizzazione siriana per i diritti umani Sawasiah, citata da al Jazeera. La stessa organizzazione ha riferito di almeno 20 persone rimaste uccise, ieri, a Daraa. Migliaia di soldati con blindati e carri armati hanno preso d’assalto la città, 100 chilometri a sud di Damasco. Oggi, testimoni sul posto hanno descritto una città in preda ai cecchini, anche se cominciano a circolare voci su alcune diserzioni nell’esercito. I punti di accesso alla città sono bloccati da carri e barricate, ma alcuni soldati della quinta divisione hanno disertato e si sono uniti ai manifestanti. La repressione delle proteste contro il regime siriano di Assad, iniziate a metà marzo, ha provocato finora almeno 400 morti, secondo le stime degli attivisti antiregime.
Pca
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