Lupo, nuova predazione in Ticino: l’allarme arriva fino al Luinese

Lupo, nuova predazione in Ticino: l’allarme arriva fino al Luinese
All’Alpe Foppa nove animali da reddito sarebbero stati predati e altri undici risultano dispersi. Gli allevatori dell’Alto Varesotto guardano con attenzione a quanto accade oltreconfine: «Non è solo una questione di rimborsi, ma anche di serenità nel lavoro»

LUINO – Un nuovo episodio di predazione attribuito al lupo in Canton Ticino riaccende il dibattito sulla presenza del grande predatore e sulle conseguenze per gli allevatori, con l’attenzione che inevitabilmente si sposta anche verso l’Alto Varesotto.

All’Alpe Foppa, il bilancio dell’ultimo attacco sarebbe di nove animali da reddito predati e altri undici dispersi. Un episodio che, sarebbe avvenuto durante le ore diurne.

In Ticino cresce la richiesta di cambiare approccio

Sulla vicenda è intervenuto Piero Marchesi, consigliere nazionale e presidente dell’Udc Ticino, destinato a subentrare a Claudio Zali nel governo cantonale per gli ultimi mesi della legislatura.

Marchesi ritiene che sia necessario rivedere l’approccio alla presenza del lupo, ricordando come in altri Cantoni siano già stati utilizzati gli strumenti messi a disposizione dalla Confederazione per affrontare il problema.

Secondo il presidente dell’Udc Ticino, l’esperienza di Grigioni e Vallese dimostrerebbe che la presenza del predatore può essere gestita e che anche il Ticino dovrebbe modificare il proprio approccio.

La vicinanza con il Luinese

La questione interessa direttamente anche il territorio dell’Alto Varesotto. L’Alpe Foppa si trova infatti in territorio ticinese, non lontano dal Luinese, dove negli ultimi tempi sono stati segnalati avvistamenti e passaggi di lupi in Val Veddasca e Val Dumentina.

Una presenza che viene seguita con particolare attenzione dagli allevatori, chiamati a fare i conti non soltanto con il rischio di predazioni, ma anche con le conseguenze pratiche sulla gestione quotidiana degli animali.

Al momento, tuttavia, non emergerebbero ripercussioni dirette sulla produzione della Formaggella del Luinese Dop. A escluderle è Mattia Crivelli, presidente del Consorzio per la tutela della Formaggella del Luinese Dop, secondo cui «per il momento la Formaggella del Luinese non è a rischio».

Crivelli sottolinea però come la presenza del lupo rappresenti comunque una difficoltà aggiuntiva per gli allevatori. Alcuni episodi si erano già verificati in primavera e diverse aziende avevano scelto autonomamente di dotarsi di sistemi di protezione.

Il problema del pascolo notturno

Tra le questioni più delicate c’è anche la gestione del bestiame durante le giornate più calde. Il pascolo nelle ore notturne potrebbe rappresentare una soluzione per consentire agli animali di alimentarsi nelle condizioni climatiche migliori, ma la presenza del lupo rende questa possibilità più complessa.

Crivelli evidenzia infatti come il rischio di predazioni possa avere conseguenze anche sulla produttività: gli animali possono mangiare meno e, contemporaneamente, aumentano i costi necessari per mantenerli e proteggerli.

A questo si aggiunge il fattore psicologico. Secondo il presidente del Consorzio, il problema non può essere valutato esclusivamente sulla base degli eventuali risarcimenti per gli animali uccisi. Per chi alleva, infatti, conta anche la possibilità di lavorare con maggiore tranquillità e senza la preoccupazione costante per il proprio bestiame.

Recinzioni e cani da guardiania

Tra le possibili misure di prevenzione vengono indicate recinzioni, sistemi di protezione e cani da guardiania.

Proprio sull’utilizzo dei cani Crivelli richiama l’esperienza svizzera, dove gli animali vengono addestrati dal Cantone prima di essere affidati agli allevatori. Un percorso che, secondo il presidente del Consorzio, garantisce una preparazione adeguata.

L’acquisto diretto di cani da guardiania senza una formazione specifica, al contrario, potrebbe trasformarsi in un problema ulteriore anziché rappresentare una soluzione efficace.

«Serve un coordinamento»

Per affrontare la questione, secondo Crivelli, sarebbe necessario soprattutto un coordinamento tra allevatori, istituzioni e tutti i soggetti coinvolti, creando un confronto nel quale le diverse posizioni possano essere ascoltate.

Nel dibattito rientra anche la possibilità di ricorrere ad abbattimenti controllati. Crivelli osserva come, sulla base dei dati provenienti dalla Svizzera, questa strategia avrebbe contribuito a ridurre sensibilmente il numero delle predazioni.

Si tratta di un tema particolarmente delicato, che si inserisce nel più ampio confronto sulla gestione della popolazione di lupi e sull’equilibrio tra tutela del predatore e protezione delle attività agricole e zootecniche.

Il nodo dei rimborsi e della burocrazia

Un altro aspetto considerato problematico riguarda infine le procedure burocratiche per accedere a contributi e rimborsi.

Secondo Crivelli, procedure troppo complesse rischierebbero di scoraggiare gli allevatori dal presentare le richieste, soprattutto quando sarebbe necessario rivolgersi a professionisti esterni per compilare la documentazione.

Il rischio, sottolinea, è che qualcuno possa arrivare a rinunciare persino a chiedere un rimborso per evitare ulteriori costi e complicazioni.

Una situazione che potrebbe incidere ancora più pesantemente sulle nuove generazioni, proprio in un settore nel quale favorire il ricambio generazionale rappresenta una delle sfide principali.

Il nuovo episodio registrato in Ticino riporta così in primo piano una questione che non riguarda soltanto il territorio svizzero. La vicinanza con il Luinese e le segnalazioni già emerse in Val Veddasca e Val Dumentina rendono infatti il tema sempre più concreto anche per gli allevatori dell’Alto Varesotto.

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