Governo/ Day after del Carroccio: Scelta obbligata,no alternative

Governo/ Day after del Carroccio: Scelta obbligata,no alternative

Roma, 7 giu. (TMNews) – “Una scelta obbligata, non avevamo alternative”. E’ la frase più ricorrente nei capannelli dei deputati leghisti, all’indomani del vertice di Arcore: il senso di quanto gli stessi uomini del Carroccio siano scettici sul rilancio dell’alleanza annunciato ieri. Altro indizio, il titolo di apertura della ‘Padania’, dedicato a Milano e ignorando l’esito dell’incontro con Silvio Berlusconi. E poi il colloquio di Umberto Bossi sempre sul quotidiano ufficiale, in cui il Senatur rimanda al premier e a Giulio Tremonti il compito di trovare la quadra sulle tasse, in qualche modo tirandosi fuori da quella che dovrebbe essere la battaglia campale di fine legislatura.

Insomma, che davvero sia possibile riprendere quota nei consensi del Paese è eventualità scarsamente considerata. Soprattutto con una riforma fiscale che, ammettono dal Carroccio, non potrà che essere a saldo zero, ovvero spostando sull’Iva parte del carico che ora grava sull’Irpef, unita ad un allentamento della morsa di Equitalia sui contribuenti. Per il resto, la Lega porterà a casa il trasferimento dei Dipartimenti di Bossi e Calderoli a Milano (basta un semplice decreto del presidente del Consiglio) e spera in una stretta sull’immigrazione per rinforzare anche quel fronte. Più di questo, ammette un dirigente leghista, sarà difficile fare: sparite dalle parole d’ordine del Carroccio anche quelle riforme istituzionali che richiederebbero un orizzonte temporale e un quadro politico ben diverso dall’attuale. La speranza, spiega un membro del governo del Carroccio, è che queste misure, “magari con un po’ di ripresa economica che allievi la situazione”, possano essere sufficienti a riprendere fiato, per poter votare il prossimo anno. Con il federalismo fiscale approvato in tutti i suoi aspetti, magari anche con la possibilità per gli enti locali con soldi in cassa di allentare i vincoli del patto di stabilità interno, in virtù di un diverso ammortamento degli investimenti da inserire nel dlgs sull’armonizzazione dei sistemi contabili. Ma se in quel caso il candidato premier sarà ancora Berlusconi, si deciderà “dopo aver visto i sondaggi”, spiega un dirigente della Lega.

Ma se non si dovesse riuscire a rilanciare la coalizione, il Carroccio pensa soprattutto a salvare se stesso. Ecco allora l’iniziativa di Calderoli per la pdl di iniziativa popolare che ‘territorializzi’ i ministeri, sapendo di far infuriare l’ala romana del Pdl. E la libertà di voto annunciata sui referendum, che in qualche caso assomiglia a un invito

al sì: lo stesso Bossi ha definito “attraenti” i quesiti sull’acqua pubblica, mentre sul nucleare è nota l’opposizione dei governatori Cota e Zaia alla costruzione di centrali in Piemonte e Veneto. Un modo, spiega un parlamentare, anche per “ricucire con la base” a due settimane da un raduno di Pontida che stavolta potrebbe essere più freddo del solito.

Posizioni e atteggiamenti, quelli leghisti, che prima di tutto non convincono gli alleati del Pdl: “Ci molleranno a novembre”, continua a ripetere più di un pidiellino. E lo spettro è un gioco di sponda tra Bossi e Tremonti, basato – è il ragionamento – sullo stop alla riforma fiscale fino a quando Berlusconi non avrà accettato di farsi da parte, se non da subito almeno dal prossimo giro.

Rea

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