Roma, 7 giu. (TMNews) – L’allarme per il batterio E.Coli sta devastando l’ortofrutta italiana: sull’onda della psicosi i consumi di frutta, verdure e ortaggi in Italia sono calati del 20%, con punte anche del 70% per quanto riguarda i cetrioli, i primi prodotti ingiustamente incriminati come causa delle intossicazioni registrate in Germania. A oggi, i danni per i produttori ma anche per l’intera filiera ammontano a oltre 150 milioni di euro. Sono le stime della Cia-Confederazione italiana agricoltori, secondo la quale le misure che la Commissione Ue ha annunciato per fronteggiare l’emergenza appaiono “totalmente insufficienti”.
“Per dare risposte adeguate agli agricoltori colpiti occorrono interventi realmente concreti. L’Ue – avverte la Cia – deve tamponare urgentemente una situazione gravissima per l’intero settore ortofrutticolo europeo. Bisogna risarcire le imprese e ritirare dal mercato tutti i prodotti rimasti invenduti. Gli indennizzi devono essere totali e non parziali, altrimenti c’è il rischio che molti produttori escano dal mercato”.
Ancora, è “urgente che l’Unione europea faccia al più presto la massima chiarezza sulla vicenda e che la Germania si assuma in modo preciso le sue responsabilità. Non è possibile – prosegue la Cia – che a più di due settimane dal verificarsi delle prime intossicazioni non si conosca ancora con precisione la causa del batterio”. Le ipotesi sono andate dai cetrioli ai germogli di soia,
ma tutti i test sono risultati negativi e hanno avuto come unica conseguenza “un allarmismo generalizzato tra i consumatori Ue e, di riflesso, una netta flessione negli acquisti di prodotti ortofrutticoli. Se la vicenda continuerà ad essere molto confusa – conclude la Cia – c’è il fondato pericolo di mettere in ginocchio un settore, quello dell’ortofrutta, che proprio in questo periodo tocca i maggiori indici di produzione”.
Red/Apa
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