Roma, 8 giu. (TMNews) – Nottata tormentata, quella di Silvio Berlusconi, faccia a faccia con lo stato maggiore della Lega e con Giulio Tremonti. Alla quale è seguita un ‘pranzo di riflessione’ con lo stato maggiore del Pdl. Ufficialmente l’agenda fiscale non è stata affrontata, ma la realtà è un’altra. E passa dal timore sul ruolo di Giulio Tremonti, espresso in forme sempre più aspre con il passare dei giorni e il protrarsi dello stallo. Non è
bastata insomma la telefonata mattutina tra il premier e il ministro dell’Economia per dissipare tutte le tensioni emerse nel vertice notturno di ieri. Tanto che il Cavaliere, di fronte allo stato maggiore del partito riunito a Grazioli, non si è trattenuto: “Io devo durare fino al 2013, sulla riforma fiscale Tremonti non si può tirare indietro”. Il mandato ai colonnelli pidiellini è stato chiaro: “Dobbiamo pressarlo, richiamarci al programma di governo, ricordare che la riforma è nel programma”.
L’obiettivo, riferiscono, sarebbe quello di mettere ‘Giulio’ con le spalle al muro, costringerlo alla riforma nonostante i timori per lo stato dei conti pubblici. A qualcuno è venuta in mente la scena raccontata da alcuni parlamentari, nel corso dell’ultimo ufficio di presidenza del Pdl. Parla il ministro dell’Economia, qualcuno lo interrompe leggendo un sms sul cellulare: Moody’s ha tagliato il rating… . Tremonti arretra, come scosso dal colpo. Poi una voce chiarisce che si tratta della Grecia. Segnali che dimostrano come la priorità dell’Economia sia quella della stabilità dei conti.
I timori per il ruolo di Tremonti fanno il paio con quelli sulla Lega. A uno dei big del Pdl presente alla riunione Berlusconi, poco prima dell’inizio dell’incontro, non ha nascosto tutti i dubbi sulla Lega: “Bisogna capire se davvero vogliono rompere”. Di certo, è stato il ragionamento dello stato maggiore pidiellino, nel Carroccio
è sempre più evidente la frattura fra ‘tremontiani’ e ‘berlusconiani’. E Bossi? Neanche Berlusconi è sicuro che concedere uffici di rappresentanza dei ministeri al Nord, come scalpo leghista in vista di Pontida, possa realmente bastare. D’altra parte, avrebbe concluso preoccupato il premier, è ormai noto a tutti che Tremonti punti alla leadership nel 2013.
Tom/Bac
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