Roma, 9 giu. (TMNews) – Il Consiglio dei ministri inizia tardi, causa faccia a faccia fra Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti. E’ ora di pranzo, tanto che in sala appaiono come d’incanto panini e acqua frizzante. Frizzante come l’incontro, durato circa venti minuti, tra il presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia. Non è facile cancellare le difficoltà degli ultimi giorni, gli articoli di stampa – non smentiti – che raccontano di tensioni gravi tra i due e le resistenze del Tesoro sulla riforma fiscale, così come la vorrebbe Berlusconi.
Scende in conferenza stampa, il premier. Giura che tutte le ricostruzioni dei media sono semplicemente destituite di fondamento, che tutto procede senza incomprensioni. E però il presidente del Consiglio, pochi minuti dopo, a domanda risponde: la riforma fiscale si farà, prima dell’estate. Deciso, come lo era stato al ricevimento ai Giardini del Quirinale, quando mise in chiaro che Tremonti “non decide, propone”. Certo, il linguaggio adoperato dal Cavaliere davanti ai giornalisti, suggeriscono dall’esecutivo, è insolitamente ‘tremontiano’, finalizzato a tranquillizzare mercati ed Europa e frutto forse anche del pressing del ministro che punta a tenere conto della definizione della manovra sui conti pubblici, il pareggio di bilancio entro il 2014 e – contestualmente – la legge delega per riformare il fisco.
Come si riempiranno le caselle di questi provvedimenti determinerà l’andamento dei rapporti – che per ora restano tesi – fra Giulio e Silvio. Anche perché, racconta un ministro che ha avuto modo di parlargli oggi, in privato Berlusconi continua a nutrire dubbi sul ministro dell’Economia: “La riforma è nel programma, la facciamo, si deve rendere conto che serve un segnale di ripresa”. Parole ripetute quasi a tutti gli interlocutori, ormai, accompagnati da ragionamenti sul futuro. Al ministro che gli chiedeva di eventuali ambizioni tremontiane, il premier replicava più o meno così: E dove va senza di noi?
Ma Berlusconi, finito il capitolo governativo, ha trascorso buona parte del pomeriggio a mettere toppe a un Pdl sempre più scosso da spinte centrifughe. Il Cavaliere riceve Antonio Angelucci, dato in uscita nei giorni scorsi dal partito. Vede Claudio Scajola, altro capitolo da affrontare. Poi ascolta per oltre un’ora Arturo Iannaccone e Gianfranco Micciché chiedendo loro di non stravolgere gli equilibri nelle commissioni. Il leader di Forza Sud annuisce, ma lasciando la residenza del premier annuncia alla stampa: lasciamo il Pdl e andiamo nel Misto. Lo potrebbe seguire Michaela Biancofiore, la deputata pidiellina in rotta con i vertici del partito che oggi – si vocifera alla Camera – avrebbe incontrato Adolfo Urso e Andrea Ronchi. Per ora i numeri per i gruppi autonomi mancano, ma Micciché potrebbe determinare un travaso dai Responsabili, calamitando la parte di Noi sud di Belcastro e Iannaccone. Che, intanto, sosterranno l’ascesa di Silvano Moffa a capogruppo di Ir, visto che secondo alcune fonti parlamentari Sardelli sarebbe pronto a fare un passo indietro già nei prossimi giorni.
Tom/Bac
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