Caro Speroni,i discorsi viabilistici ci tengono spesso impegnati, anche perché abbiamo qualche “fissazione” in comune. Sì, in Italia il rispetto dei limiti di velocità si chiama così – come pure l’osservanza di altre regole – a differenza dei Paesi civili. Poi lei fa notizia quando conquista i record nelle nazioni (sempre civili) dove i limiti non esistono, anche se non da sempre non fa mistero di poter – quasi – superare il muro del suono laddove è consentito. Scherzi a parte (e anche con un solenne amen, perché a lei piace gareggiare in rete e non c’è niente di male), in fondo sul suolo italico e anche in Padania lei dovrebbe far notizia molto, molto di più. Perché chi viaggia a 40 sulle rampe, o a 50 in città, e magari anche sotto questo tetto se viene indicato dalla segnaletica, chi si permette in autostrada di giungere al casello a 30 all’ora è oggetto di un mobbing che nessuna legge tutela. Eppure, fare l’automobilista è quasi diventato un mestiere.Strepiti, clacson, insulti e a volte la cronaca ricorda che avviene anche di peggio.Lei, avendo pietà di me e della mia macchina meno potente della sua, mi ha dato qualche consiglio di sopravvivenza.1. se ti stanno pressoché tamponando e urlano, mostra un bel 5 che può significare il limite è 50 oppure mi becco 50 euro di multa, o perdo 5 punti (ok, è approssimativo, ma
non tutti ricordano le sanzioni a memoria). Unica avvertenza: comportamento da non adottare in Grecia, dove mostrare “pende” vuol dire un sonoro vaffa.2. lei è attrezzatissimo, e si è anche munito di fogli che riproducono i vari limiti di velocità. Così se la stressano, li esibisce giusto per ricordare il motivo recondito per cui sta viaggiando a una velocità ritenuta indecorosa soprattutto dal maschio tipico italiano (soprattutto, e non è per fare la femminista, perché noi donne abbiamo più fretta di tutti).3. l’ultimo consiglio in sostanza è: chi se ne frega. Ti insultano e ti suonano? Tu ti stai comportando come si deve, lasciali fare. Anzi, lei in passato è pure andato in giro a fotografare le infrazioni. Rischiando, diciamolo. Questa atarassia encomiabile confesso che in me deve ancora maturare. Come pure le faccio un’altra confessione, in fondo già mormorata in occasione delle ultime elezioni. In Italia accetto volentieri un suo passaggio. In Germania, mi consenta (scusa comprensiva anche di quest’ultimo termine, visti i tempi difficili tra Pdl e Lega), preferisco guidare io. Non se la prende, giusto? Sono una fifona. Per ricompensarla le giuro che sarò poco italiana e non starò rigorosamente in seconda corsia se guido piano: so affrontare l'”onta della corsia di destra”, come scherzosamente la chiamiamo.Ora volo. Ops, vado. Con calma, giuro.Marilena Lualdinelle foto un tour di Speroni mentre dimostrava a Busto Arsizio chi osservava i limiti e no
m.lualdi
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