Roma, 12 gen. (TMNews) – Casini lo aveva chiamato patto di pacificazione. Nella ‘declinazione’ di Gianfranco Fini diventa di ‘emergenza’ o di ‘salvezza nazionale’. Ma tant’è. Il presidente della Camera torna sulla scena politica per la prima volta da quel 14 dicembre in cui, ammette, ha subito una “sconfitta”. E lo fa con un’intervista a ‘Repubblica’ in cui lancia la sua proposta a “maggioranza e opposizione” per tirare fuori dalle secche un Paese che definisce “fermo e sfiduciato”.
Il leader di Fli ‘boccia’ la proposta di grande alleanza anti-Berlusconi avanzata da Bersani e D’Alema , auspica che “nei prossimi mesi si compia un salto di qualità complessivo nel dibattito e nell’azione politica”, spiega di non considerare le elezioni vicine ma comunque annuncia che se si andasse a votare sarebbe alleato di Casini.
Il Pdl – primo destinatario del messaggio – apprezza i toni dell’intervento, come fa per esempio il coordinatore Sandro Bondi, ma di certo non sembra prepararsi ad ammazzare il vitello grasso. D’altra parte il premier, dalla sua trasferta berlinese, gela l’ex alleato senza nemmeno nominarlo, limitandosi semplicemente a dire che in Italia lo spazio per una grande alleanza non c’è. In più di una conversazione, infatti, il presidente del Consiglio ha spiegato di non fidarsi degli esponenti del Terzo polo e di Fini
ancora meno che di Casini. Ormai Berlusconi va ripetendo che l’obiettivo della maggioranza deve essere quella dell’allargamento con annessa conseguenza quella dell’autosufficienza del governo. In attesa della sentenza di domani della Consulta sul legittimo impedimento, la ‘pesca’ dei deputati resta in stand by. Ma i solerti ‘ambasciatori’ della responsabilità presso il premier continuano a spargere ottimismo e ad annunciare – come fa il coordinatore di Pid Saverio Romano – che i numeri ci sono e che il gruppo sarà costituito già la settimana prossima.
Red/Bac
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