Roma, 4 giu. (TMNews) – Sarebbero state almeno 63 le vittime civili della repressione del regime siriano nella giornata di ieri. Lo riferisce una ong locale, Sawasiah, citata dai principali siti regionali fra cui l’israeliano Haaretz. Ieri altre fonti e testimoni parlavano di una cinquantina di morti. Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza dopo la preghiera del venerdì, sfidando apertamente le forze di sicurezza determinate a schiacciare la rivolta contro il presidente Bashar Assad, al potere da undici anni.
Secondo l’associazione Sawasiah, 53 persone sarebbero state uccise nella città settentrionale di Hama, una nella capitale Damasco e due nella provincia nordoccidentale di Idlib. Sette manifestanti sarebbero stati invece ammazzati nella cittadina di Rastan, nel centro del paese, in preda ai raid militari e assediata dai carri armati da domenica scorsa. Quella di ieri è stata una delle giornate più sanguinose dall’avvio della rivolta riformista nel paese arabo, undici settimane fa.
In particolare, le forze di sicurezza e i cecchini hanno aperto il fuoco contro decine di migliaia di manifestanti che sfilavano in corteo ad Hama, proprio dove 29 anni fa il presidente Hafez al Assad, padre di Bashar, ordinò la repressione di una rivolta di matrice islamica uccidendo 30mila persone e radendo al suolo intere parti della città.
“Hanno cominciato a sparare dai tetti. Ho visto decine di persone buttarsi a terra in piazza Assi e nelle strade vicine. C’era sangue dappertutto” ha raccontato uno dei testimoni. “Mi sembrava che centinaia di persone fossero rimaste ferite, ma ero nel panico e volevo solo cercare un riparo. I funerali dei martiri – ha aggiunto – sono già cominciati”.
Spr
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