VARESE «Maroni è l’unico che in questo momento potrebbe assumere la carica di presidente del consiglio». Lo ha dichiarato e lo ripete senza imbarazzo il leghista Attilio Fontana, sindaco uscente e riconfermato a Varese, che è uno dei pochissimi esponenti del centrodestra ad aver vinto in queste amministrative. Roberto Maroni alla presidenza del consiglio significa anche un passo indietro di Berlusconi.Credo che Berlusconi stia prendendo delle contromisure e non credo che si debba contestarlo in assoluto. Vediamo cosa succede. Se il nuovo segretario nominato Alfano darà la prova di un cambio di marcia sostanziale, per carità, può essere che Berlusconi possa continuare fino alla fine del mandato. Se però questo cambiamento non comporta nulla di sostanziale ma è solo un cambiamento formale, allora forse questa ipotesi dovrebbe essere presa in considerazione. I risultati elettorali della Lega hanno pagato soprattutto il crollo del Pdl. E’ ora di ripensare all’assetto delle coalizioni?Non è tanto una questione di cambiare le coalizioni o di rompere l’alleanza con Berlusconi. Il concetto di centrodestra e centrosinistra ormai credo sia un po’ superato. Bisogna cercare di ragionare in termini diversi. La politica si deve fare sempre di più a difesa degli interessi del territorio. La grande battaglia combattuta dai sindaci lombardi a prescindere dall’appartenenza è la riprova che quella è la direzione verso la quale bisogna andare. Le spaccature sono cose secondarie che devono essere superate. Sicuramente si può proseguire con l’alleanza con il centrodestra e con Berlusconi ma credo si debba anche aprire un ragionamento serio e più ampio sui problemi territoriali.Dall’altra parte intravede qualche apertura?Non è detto che si debbano cercare degli accordi. Dico che
questa è la mia visione, poi se c’è la volontà davanti ai problemi concreti si combatte insieme. Da un punto di vista ideale o post ideologico è chiaro che il popolo della Lega è un popolo di centrodestra più che di centrosinistra, quindi è chiaro che una ricomposizione del centrodestra va fatta. Su argomenti specifici però dovrebbe esserci una collaborazione da parte di tutti.Quali argomenti?Tutti gli argomenti che attengono squisitamente al territorio. Tagli lineari, infrastrutture, riduzioni delle imposte e aiuti alla piccola media impresa sono temi territoriali e dovrebbe essere fatto un discorso assolutamente trasversale.In questa campagna elettorale non ha risparmiato critiche proprio alla Lega, ora dice che dovrebbe «tornare ad essere un movimento molto più che un partito». Ci chiarisce cosa intende?C’è poco da chiarire, la Lega deve essere più movimento nel senso di essere più propositiva, sempre in mezzo alla gente, sempre disposta ad ascoltarla e a cercare di difenderne i diritti. Da un certo punto di vista deve essere anche più aggressiva, nel senso che non deve accontentarsi «perché tanto si sa che si vince», ma deve ambire sempre a spostare l’asticella verso l’alto. Dobbiamo essere in mobilitazione continua, altrimenti abbiamo più nulla che ci differenzi dagli altri.Si è forse «berlusconizzata»?Berlusconizzata no perché ci sono ancora profondissime diversità, ha perso però un po’ della sua forza propulsiva. Può essere in parte fisiologico, comprensibile, ma non dobbiamo mai sederci e dobbiamo sempre aver chiaro l’obiettivo, che non è stare al Governo: quello è un passaggio intermedio, il nostro scopo è riformare questo Stato, tagliando gli sprechi, cambiando il modo di fare politica, garantendo autonomia al nostro territorio.
Francesca Manfredi
f.iagrossi
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