Parla il medico a processo: “Mai legato Beppe Uva”

Parla il medico a processo: “Mai legato Beppe Uva”

VARESE «Non ho mai legato nessuno al letto, né ho somministrato dosi massicce di calmanti ai miei pazienti»: il dottor Carlo Fraticelli, psichiatra, dirigente dell’azienda ospedaliera Sant’Anna di Como, è il medico sotto processo per la morte di Giuseppe Uva, avvenuta il 14 giugno 2008. L’artigiano varesino, trovato ubriaco in via Dandolo e portato nella caserma dei carabinieri di via Saffi alle 3 del mattino, fu sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio, e portato in pronto soccorso alle 5,48. Per la prima volta – da quando è stato implicato in questa vicenda dai contorni non ancora del tutto definiti, e la cui eco si è spinta molto oltre i confini locali, per assumere un profilo di caso nazionale – Fraticelli prende la parola per raccontare la sua verità. È imputato per omicidio colposo, per avere somministrato una dose di benzodiazepine che, secondo le conclusioni alle quali è giunta la procura di Varese, ha interagito con l’alcol che l’uomo aveva in corpo, causandone la morte. «Preciso – dice il medico – che si è trattato di una sola dose, data via flebo, in quantità compresa nei limiti terapeutici, la cui somministrazione è di prassi in questi casi, tenuto conto del poco alcol nel corpo di Giuseppe Uva. Il quale peraltro non è stato contenuto nel proprio letto, pratica alla quale sono sempre stato contrario, come ben sanno i miei colleghi, i miei pazienti e gli allievi ai quali

insegno, e che non è stata applicata nemmeno in questa occasione». Giuseppe Uva arrivò in psichiatria alle 9,20 del 14 giugno. Prima di Fraticelli lo avevano visitato altri quattro medici (del 118, della guardia medica, e i dottori – coimputati di Fraticelli – Matteo Catenazzi, di turno in pronto soccorso, e Enrica Finazzi, psichiatra, che gli avevano dispensato nell’ordine una fiala di Talofen, una di Farganasse e una di Tavor). «Fui io personalmente ad accoglierlo in reparto – ricorda lo psichiatra – e a visitarlo, e ad ordinare l’En, cioè benzodiazepine, un calmante blando, che serviva anche per tutelarlo da eventuali crisi di astinenza. La dose era nel range utile ammesso. Di lì a poco arrivarono i familiari, ho accompagnato io una delle sue sorelle a visitare Uva mentre si trovava a letto, ripeto, non legato. Rimase sorpresa per la sua magrezza. Poi le ho fatto alcune domande per una più corretta anamnesi. Ed è stato in questo frangente, proprio mentre parlavo coi in familiari che alle 10,05 un’infermiera mi ha avvertito delle condizioni divenute critiche del paziente. Ecco, da quel momento e fino alle 11,10, insieme con un medico di rianimazione, abbiamo tentato tutto quello che andava fatto per salvargli al vita». Fraticelli, non presente in tribunale alla prima udienza, si sottoporrà comunque all’interrogatorio del pm e delle parti processuali. Il suo legale, avvocato Renato Piccinelli, si è opposto ad una nuova perizia. Franco Tonghini

e.marletta

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