Roma, 26 set. (Apcom) – Nell’insediamento ebraico di Revava, in Cisgiordania, è già finito il conto alla rovescia: migliaia di coloni, attrezzi di lavoro in pugno, erano attesi stanotte ad un raduno organizzato con l’intento di mostrare al mondo la ripresa dei lavori di costruzione. La moratoria di dieci mesi imposta alla politica coloniale israeliana è scaduta a mezzanotte e ciò che accadrà dopo rischia di imprimere una nuova, brusca, battuta di arresto ai negoziati di pace tra israeliani e palestinesi.
Il premier dello Stato ebraico Benjamin Netanyahu ha chiesto ai coloni di “dare prova di moderazione”, evitando le provocazioni. Un atteggiamento di prudenza sposato anche dal leader dell’Anp Abu Mazen, che ha lasciato New York per recarsi in visita in Francia. I palestinesi non lanceranno una nuova Intifada qualora i colloqui di pace con Israele dovessero arenarsi: “Abbiamo provato l’Intifada – ha detto – e ci ha portato solo tanti danni”.
I colloqui, però, sono altra cosa. E su questo, Abu Mazen non si sente di fornire garanzie. “Noi prenderemo una decisione in base agli sviluppi sul terreno”, ha spiegato. Una dichiarazione in linea con quanto affermato già nei giorni scorsi, quando il leader dell’Anp ha più volte ribadito l’intenzione di abbandonare i colloqui di pace qualora Israele avesse ripreso la costruzione delle colonie. Intanto Abu Mazen ha annunciato per il prossimo 4 ottobre un vertice della Lega Araba proprio sui negoziati di pace con Israele.
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