Roma, 9 feb. (TMNews) – Una commissione per riformare la Costituzione, un’inchiesta sulle violenze e gli arresti di giornalisti e attivisti, libertà d’opinione per i mass media, fine dello stato di emergenza nel Paese. Il presidente egiziano, Hosni Mubarak, compie i primi passi verso le riforme e la modernizzazione del Paese. Basterà per lasciare l’incarico con dignità, ma non per restare al potere fino alle prossime
elezioni. Anche perché la piazza continua ad esigere le dimissioni immediate del capo dello Stato: anche ieri, in occasione dell’inizio della terza settimana di proteste nel paese, una folla immensa si è radunata a piazza Tahrir, al Cairo. Più di mezzo milione di persone che, nonostante la stanchezza e il disagio di una nuova notte all’aperto, hanno voluto ribadire le loro richieste di un cambiamento radicale.
IN PIAZZA IL BLOGGER DI GOOGLE – La folla a piazza Tahrir ha accolto come un eroe il dirigente di Google e principale animatore della protesta online, Wael Ghonim, scarcerato lunedì dopo 12 giorni trascorsi agli arresti. “Mi piace definirla ‘rivoluzione Facebook’ ma dopo avere visto la gente qui, direi che è la rivoluzione del popolo egiziano”, ha detto, circondato da migliaia di dimostranti. E la folla non gli ha dato certo torto. “Il popolo vuole fare cadere il regime”, era scritto su numerosi striscioni mostrati da chi si oppone a Mubarak e ai suoi uomini. “Nessuna delle nostre domande è stata accolta”, ha confermato uno dei presenti, Mohammad Nizar. “Hanno annunciato un aumento dei salari. Provano ad ingannarci. E’ una bustarella politica per ridurre il popolo al silenzio”, ha aggiunto.
COMMISSIONE COSTITUZIONALE – Ieri Mubarak ha fatto annunciare dal suo vice, Omar Suleiman, la formazione di una commissione “che avrà il compito di emendare la Costituzione”. La legge fondamentale egiziana garantisce un sistema che concentra i poteri tra le mani del presidente. La sua revisione nel 2007, che instaurava condizioni molto restrittive per le candidature alle elezioni presidenziali, era stata percepita come un modo per favorire la rielezione di Mubarak, o per garantire l’elezione del figlio Gamal.
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