BUSTO ARSIZIO I tre punti di penalizzazione rischiano di essere il minore dei mali. Qualcosa d’indolore o addirittura di inutile di fronte alla prospettiva che la Pro Patria sparisca dal mondo del calcio. La notizia è infatti di quelle che fanno tremare i polsi soltanto a leggerla. Il proprietario Savino Tesoro ha intenzione, parole sue, di «mettere in liquidazione la società». E lo farà «nei prossimi giorni», come lui stesso ha fatto sapere nel tardo pomeriggio. Le conseguenze sportive sarebbero catastrofiche, con la immediata revoca dell’affiliazione e quindi l’immediata esclusione dal campionato di Seconda Divisione: le squadre sconfitte dalla Pro che si ritroverebbero con tre punti in più in classifica. Eppure lo scorso 27 ottobre fa lo stesso Savino aveva dichiarato, testualmente, che mai avrebbe preso in considerazione «l’opzione di mettere in liquidazione la Pro Patria». Ma qualcosa è cambiato ed ecco spuntare la drammatica decisione di porre fine all’esperienza a Busto nominando un liquidatore che avrà il «compito di realizzare le attività, e ce ne sono alla Pro Patria, e quindi pagare chi vanta dei crediti».Come ha
potuto maturare una decisione che non ha precedenti nella storia della Pro Patria, con l’aggravante di volerla mettere in atto a stagione in corso? «Come ho più volte detto – commenta il patron – non avevo alcuna intenzione di andare avanti con la Pro Patria ed ho fatto delle proposte a chi aveva intenzione di acquistarla. In queste settimane non ho visto e sentito nessuno. E quindi, dato che non voglio continuare che faccio? Vado avanti a produrre debiti? Non mi sembra serio. Se non ci sono più soldi, meglio chiudere, vendere quello che c’è e pagare col tempo i giocatori e gli altri».Al patron paiono non interessare le conseguenze sportive, la sparizione della Pro Patria e dei suoi oltre novant’anni di storia. Disarmante il suo commento: «C’è una città di ottantamila abitanti e nessuno si è fatto avanti per salvarla lo scorso anno. E nemmeno uno, in queste settimane, ha mostrato di avere a cuore la squadra della sua città. Quindi mi pare logico che questa città non meriti una squadra di calcio o, quantomeno, in queste categorie».
e.romano
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