Arnold,Missouri, 30 apr. (Ap-Apcom) – Il fenomeno Barack Obama
rimane più che mai vivo negli Stati Uniti. Ovunque vada, il
presidente americano continua a essere accolto da una folla
esultante, che non risparmia applausi scroscianti ogni volta che
apre bocca. La stessa cosa si è verificata ieri, in occasione del
100esimo giorno dalla sua ascesa alla Casa Bianca, che il primo
presidente afroamericano degli Stati Uniti ha festeggiato
recandosi ad Arnold, nello stato del Missouri; lo stesso stato
dove, nelle vesti di candidato democratico alla presidenza, Obama
si recò qualche giorno prima dell’Election Day dello scorso 4
novembre.
Anche ieri Obama ha mantenuto però un controllo quasi british,
dicendosi contento dei progressi fatti dal suo governo, ma non
completamente soddisfatto. E questo perché di lavoro da fare ce
n’è ancora molto, soprattutto se si considerano le condizioni
incerte in cui versa l’economia del paese; condizioni che sono
state confermate dalla pubblicazione del prodotto interno lordo
Usa, sceso del 6,1% nel corso del primo trimestre, al di sotto
delle attese.
Sarà anche per questo che Obama ha sfoderato di nuovo il Sermone
sul Monte proferito da Gesù Cristo, di cui aveva fatto menzione
la prima volta nel recente discorso alla Georgetown University
incentrato sull’economia. “Non possiamo tornare a un’economia
costruita sulla sabbia”, ha detto, parlando nella Fox High School
di Arnold, nello stato del Missouri.
Detto questo, Obama ha posto l’accento sulla coerenza dimostrata
dalla sua amministrazione. “Abbiamo iniziato a rialzarci e a
toglierci la povere di dosso”, ha puntualizzato, aggiungendo che
“i cambiamenti che abbiamo avviato sono i cambiamenti che avevamo
promesso”, e che dunque “stiamo facendo quanto abbiamo detto
avremmo fatto”. Ma, per l’appunto, “sono contento dei progressi
che abbiamo fatto, ma non sono soddisfatto”. Il presidente ha
dunque riconosciuto di “avere fiducia nel futuro”, ma ha anche
sottolineato di non essere “contento riguardo alla situazione
attuale”.
Rimboccarsi le maniche è così necessario, soprattutto perchè “i
progressi sono possibili con il duro lavoro, non con i miracoli”,
e non tutto funziona come lui vorrebbe. Ancora una volta, per
esempio, Obama ha messo in evidenza come il fatto che l’America
sia dipendente dal petrolio straniero sia qualcosa che rimane
difficile da accettare.
Una verità rimane comunque, a suo parere, innegabile. “Abbiamo
iniziato il lavoro volto a ricostruire l’America”, e il suo
governo ha fatto passi per “rafforzare i cittadini che
appartengono alla classe media del reddito”; e qui il riferimento
è stato in particolare ai tagli alle tasse avviati con il suo
piano di stimoli. Di fronte a una folla che più volte lo ha
interrotto con uno scroscio di applausi, Obama ha ricordato
quando, sei mesi fa circa, si è recato a Springfield, sempre
nello stato del Missouri, a pochi giorni dall’Election Day dello
scorso 4 novembre, che lo ha proclamato presidente degli Stati
Uniti.
E’ grandioso essere tornato nel centro dell’America”, ha detto,
precisando che la vittoria della sua campagna presidenziale “è
stata possibile perchè la gente voleva un cambiamento”. Ancora,
“so che mi avete mandato a Washington perchè avete creduto nella
promessa di un giorno migliore. E non voglio deludervi”.
Finora, i fatti parlano chiaro. Dallo scorso 20 gennaio, il
presidente è riuscito a lanciare un piano di stimoli ambizioso
volto a risollevare l’economia, e ha anche annunciato manovre per
riformare il sistema finanziario, messo in ginocchio dalla crisi
del credito. Obama ha anche rotto con la politica del suo
predecessore, presentando piani per il ritiro delle truppe
americane dall’Iraq, aumentandole invece in Afghanistan, fronte
di battaglia per cui ha presentato anche una nuova strategia.
Altri annunci di rilievo, la sua decisione di chiudere Guantanamo
e la ferma opposizione all’utilizzo della tortura negli
interrogatori. Di questo e altro il presidente parlerà anche
stasera, in occasione della conferenza stampa che sarà indetta
per ricordare i suoi primi 100 giorni da Washington, dopo la sua
breve tappa in Missouri.
Di certo nelle ultime ore il vento sembra soffiare a suo favore,
se si considera la scelta del senatore repubblicano ormai ex
Arlen Specter di diventare democratico – aumentando le
possibilità che i democratici raggiungano il numero magico a
quota 60, volto a superare l’ostruzionismo – e l’approvazione da
parte della Camera di un piano di budget da 3.400 miliardi di
dollari che approva la maggior parte degli obiettivi contenuti
nella sua agenda economica. Incluso, ovviamente, quello di
avviare una storica riforma sanitaria. Ieri inoltre il Senato ha
anche dato il suo ok definitivo a Kathleen Sebelius, diventata
così a tutti gli effetti ministro della Sanità di questa
amministrazione.
Tutto sembra andare dunque nella giusta direzione; e a
confermarlo sono anche i sondaggi che parlano dell’alta
popolarità di cui il presidente continua a beneficiare (messa in
ombra solo da quella della moglie Michelle, che dagli stessi
sondaggi risulta più popolare dello stesso marito presidente).
Il sondaggio Associated Press-Gfk dimostra infatti che il 64%
degli americani approva il lavoro di Obama, e il 48% crede che il
paese stia andando nella giusta direzione. Un numero,
quest’ultimo, più alto di 8 punti rispetto al 31% di ottobre, il
mese prima dell’incoronazione del presidente.
Ma in tutto questo le nubi all’orizzonte non mancano. Per il 90%
degli americani l’economia rimane un problema importante da
risolvere (una percentuale mai registrata prima da un sondaggio
dell’Ap), e il 65% ammette di incontrare difficoltà ad andare
avanti in questo difficile contesto economico.
Insomma, secondo molti esperti la sfida sarebbe appena iniziata.
E di questo è consapevole lo stesso Obama, che si dice sì
fiducioso e contento dei progressi raggiunti ma, appunto, non
completamente soddisfatto.
Cep
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