BUSTO ARSIZIO «E adesso, noi?». Il fragore del silenzio con cui il sagrato della chiesa dei Frati ha salutato per l’ultima volta Bruno Tosi prima del viaggio al tempio crematorio sembrava la sospensione della scena finale di un film di Sergio Leone, in cui uno dei protagonisti rimane smarrito di fronte alla morte del suo compagno di avventure e punto di riferimento, chiedendosi “e adesso, io?”. E’ una Busto un po’ smarrita e che si sente un po’ più sola quella che ieri pomeriggio ha rivolto l’ultimo addio a Bruno Tosi, cittadino benemerito, industriale tessile, fondatore di tante delle più illustri avventure sociali, culturali e di servizio che il territorio attorno alla città si onora di ospitare, e l’elenco
di aggettivi e metafore potrebbe continuare ma non sarebbe consono a quello spirito di semplicità e di bustocchità che caratterizzava Bruno. «Un altro giusto ci ha lasciato» afferma il prevosto emerito monsignor Claudio Livetti nell’omelia. «Dobbiamo imparare la sua lezione». «Ma, caro Bruno, ci hai lasciato nei “pastizzi”» ammette rivolgendosi idealmente all’amico scomparso il presidente della Lilt Franco Mazzucchelli. «Quando diventò cittadino benemerito e il suo nome fu scolpito sul marmo del palazzo municipale – ricorda l’episodio monsignor Livetti – mi disse: “Ma io non faccio niente, metto solo qualche firma”. E’ questa la bustocchità, fare non per avere piedistalli o per apparire ma per essere utili agli altri, rispondendo sì quando bussano alla porta». oggi una pagina speciale sulla Provincia
m.lualdi
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