Roma, 26 gen. (TMNews) – Il Csm non ha margini per intervenire sul ‘caso Ruby’: con una decisione unanime, il plenum ha chiuso infatti con una dichiarazione di “non luogo a provvedere” il fascicolo aperto dopo l’esposto inviato dal pm del Tribunale dei minori di Milano, Anna Maria Fiorillo, in cui chiedeva a Palazzo dei Marescialli di chiarire le “discrepanze” tra la sua versione di quanto accadde la sera in cui la giovane marocchina fu portata in Questura a Milano (quando il premier Berlusconi telefonò per chiedere che la giovane Ruby venisse affidata alla consigliera regionale Nicole Minetti) e la ricostruzione dei fatti fornita in Parlamento dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni.
La versione del pm dei minori e quella del ministro, riconosce il Csm nella delibera approvata nel pomeriggio, “sono tra loro diverse” ma “non spetta al Csm chiarire eventuali contrasti”.
“Eventualmente sarà la competente autorità giudiziaria, nelle modalità previste dalla legge, a verificare la corretta ricostruzione dei fatti”.
Fiorillo, viene riferito dai consiglieri del Csm, “esclude di aver autorizzato l’affidamento della minore El Mahroug Karima a Mimetti Nicole; al contrario per l’ufficio della Questura di Milano (le cui affermazioni sono state riportate dall’On. Ministro) l’affidamento è avvenuto sulla base delle indicazioni del pubblico ministero di turno presso il Tribunale per i minorenni”.
Il Csm ha escluso anche che ci siano gli estremi per un intervento dell’organo di autogoverno a tutela del magistrato milanese: il ministro dell’Interno “nell’esercizio del suo diritto-dovere di informare il Parlamento non critica la condotta della magistratura né polemizza con la dottoressa Fiorillo”. “Non vi sono dubbi che nella vicenda non vi è spazio per l’intervento – legittimamente richiesto dalla dottoressa Fiorillo – del Csm: le vicende sopra descritte non sono neppure astrattamente idonee a ledere l’autonomia e l’indipendenza della magistratura”, concludono i consiglieri.
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