Roma, 9 feb. (TMNews) – Rendere o non rendere il 17 marzo giornata di festa nazionale con tanto di chiusura di scuole e uffici? Umberto Bossi oggi è tornato a dire la sua. Per il senatur quel giorno “si deve lavorare” e comunque “la festa sarà percepita in modo diverso e con diversa intensità a seconda dei luoghi”. Posizione che ieri era stata espressa anche da Roberto Calderoli e ancora prima dalla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia.
La giornata di festa, ufficialmente, è stata già indetta. Eppure la questione oggi è stata argomento di discussione durante il Consiglio dei ministri: da una parte i due esponenti leghisti, dall’altra i due ministri ex An, Ignazio la Russa e Giorgia Meloni, secondo cui in quella giornata dovrebbero rimanere chiuse sia scuole che pubblici uffici.
Secondo quanto viene riferito, durante la riunione si sarebbe cercata una mediazione. In particolare, ci avrebbe provato Gianni Letta il quale avrebbe sostanzialmente preso tempo, senza però opporre un deciso no alla richiesta di ‘rivedere’ la deliberazione già presa. Posizione che avrebbe ‘sposato’ anche il premier Berlusconi, viste le istanze avanzate
dalle associazioni di categoria. Durante la discussione sarebbe stata ricordata anche la posizione espressa da Giuliano Amato: il presidente del comitato dei garanti, infatti, ha sostenuto di preferire che il compleanno dell’unità venga festeggiato da “un’Italia sobria, che lavora e fa l’anniversario piuttosto che da un’Italia che se ne va in vacanza”.
A schierarsi contro qualsiasi revisione della decisione assunta in precedenza, sono stati però La Russa e Meloni che hanno minacciato anche di dare il loro parere negativo in Consiglio dei ministri.
Bac/Tom
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