Nucleare: in Svizzera le donne hanno detto «no»

Nucleare: in Svizzera le donne hanno detto «no»

BERNA Ieri il governo svizzero ha deciso di uscire progressivamente dal nucleare. Una scelta coraggiosa sul futuro dell`approvvigionamento energetico che parte della stampa elvetica attribuisce alle donne del Consiglio Federale. Per il quotidiano «Blick», il “parere” espresso ieri dall’esecutivo, che dovrà essere confermato dal Parlamento a metà giugno, «è anche una prova che le donne in Consiglio federale hanno a cuore l`interesse della Svizzera, senza farsi influenzare dalle potenti lobby del nucleare». Per il quotidiano svizzero tedesco, che cita fonti insider, sono state in effetti le quattro donne dell`esecutivo – Doris Leuthard, Simonetta Sommaruga, Micheline Calmy-Rey ed Eveline Widmer-Schlumpf – a schierarsi contro il nucleare. Le donne, si legge nell’editoriale, «hanno fatto un regalo alla Svizzera e alla prossima generazione», creando i presupposti per la creazione di nuovi impieghi nel mercato dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili.E molti sottolineano il cambio di rotta di Doris Leuthard, tanto da essere soprannominata «Atom-Doris», che

con il suo voto ha fatto pendere la bilancia sul fianco del nuke free. Membro a pieno titolo della lobby dell’atomo fino a poco tempo fa, la consigliera federale adesso guida la Svizzera nel nuovo futuro di energie alternative.Molto critica invece la «Basler Zeitung» – riassume Swissinfo – per la quale le quattro ministre hanno varato la politica energetica dei prossimi 50-80 anni «senza discutere con l`industria elettrica, senza considerare l`opinione del mondo economico e senza ascoltare gli esperti indipendenti». E aggiunge: «Un normale governo svizzero» – evidentemente non è normale quello composto da una maggioranza di donne, 4 su 7 membri del Consiglio – non avrebbe ceduto così in fretta alla pressione di un’opinione pubblica impaurita da Fukushima. Per la «Basler Zeitung», l’abbandono dell`atomo, dettato dall`imminenza delle elezioni federali (ad ottobre), costerà caro ai contribuenti svizzeri. Il governo, scrive, non si preoccupa della sicurezza della popolazione, bensì ha paura degli elettori.

a.cavalcanti

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