BUSTO ARSIZIO Fa discutere, a livello nazionale e locale, il caso del paziente morto dopo la dimissione. «La vita di un uomo non può soggiacere a logiche economiche». Cesare Cicorella, avvocato di parte civile nel processo che vede i familiari di Romildo B., ricoverato nell’ospedale di Busto Arsizio il 9 giugno 2004 e deceduto il 18 giugno 2004, giorno in cui fu dimesso secondo le linee guida dopo un intervento cardiaco, a Roberto G., medico che lo curò e dimise, non ha dubbi. Giuseppe Candiani, difensore del cardiologo, invece
invita alla cautela: «Non entrerò nel merito della vicenda sino a quando non avrò letto le motivazioni della sentenza di Cassazione – spiega – Ma invito alla cautela: la Massima Corte non ha riformato la sentenza di assoluzione a carico del mio assistito, ha rinviato gli atti alla Corte d’Appello che l’aveva assolto chiedendo una ri-celebrazione del processo. Sino a quando non sarà emessa una sentenza non ci sono né colpevolezza, né giurisprudenza. E’ possibile infatti che la validità delle linee guida venga confermata».oggi interventi e dibattito sulla Provincia
m.lualdi
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