“Ho provato a far la cavia E vi racconto quelle cliniche”

“Ho provato a far la cavia E vi racconto quelle cliniche”

VARESE Non posso scrivere che ho fatto la “cavia” a Ligornetto solo perché alla fine non mi hanno presa, ma io in quella clinica, ci sono stata per davvero. E come tutti quelli che hanno fatto i test preliminari con me, ci sono stata perché facessero una sperimentazione sulla mia pelle. E’ andata diversamente all’amica che stava con me: è rientrata nel campione su cui hanno eseguito il test del momento. Si trattava di una colla per cerotti.La domanda che una persona “normale” si pone, è perché mai un individuo dai cosiddetti “sani principi” decida di sottoporsi volontariamente ad una sperimentazione clinica. La risposta, neanche tanto sorprendente, è che si prendono soldi rischiando poco o nulla. Di primo acchito può suonare scandaloso, ma se ci si ferma a ragionare su pro e contro non c’è granché di strano. Intanto stava a noi dire sì e no alla specifica sperimentazione spiegata per filo e per segno dai medici, e poi parecchi test non hanno proprio niente di spaventoso. In aggiunta, c’è una selezione attenta fin dal principio e una volta scelti e chiusi nella clinica i volontari sono costantemente sotto controllo, e non per modo di dire. Per dare l’idea, la sottoscritta, ventiduenne in condizioni fisiche ottimali che correva tutti i giorni una quindicina di chilometri, ha avuto il veto sul test dei cerotti semplicemente perché sottopeso secondo le tabelle e con la glicemia un po’ ballerina. Nel nostro caso, ad esempio, mal che andasse potevamo rischiare un’irritazione cutanea o qualcosa del genere. Il corrispettivo che ne deriva invece

è decisamente interessante per chi non naviga nell’oro. Si va da circa 500 euro ad oltre un migliaio, a seconda della durata e dell’entità del rischio.Anche a noi l’introito faceva gola. La mia amica in particolare ne aveva assoluto bisogno, perché studiare costa, e i lavori part time che pure si fanno investendo tutto il tempo possibile non sempre bastano per cavarsela. Non a caso molti dei volontari sono studenti o giovani mal pagati. Bene, l’idea era partita da lei che doveva pagarsi i libri di testo. Quando me ne ha parlato, per pura curiosità ho risposto «vengo anch’io». E tutto sommato per una studentessa universitaria semi mantenuta che agogna margini più ampi di indipendenza, prendere mezzo migliaio di euro per tenersi un cerotto appiccicato mentre prepara gli esami con vitto e alloggio spesati non è male. Più che l’irritazione cutanea a dire il vero temevo mio padre e soprattutto la mia amorevole ma un po’ dispotica mamma; se fossero venuti a sapere della cavia-mania che si era impossessata di me probabilmente mi avrebbero preso lo scalpo (e speriamo che oggi non prendano il giornale). Così, trovato un alibi, io e la mia amica abbiamo fatto le analisi preliminari. Mezza giornata di screening completo incluse le allergie, e una settimana dopo i risultati: lei era stata scelta, io scartata. E’ stata in clinica una decina di giorni con prelievi di controllo più volte al giorno, ha studiato parecchio, è uscita senza arrossamenti cutanei ma con il cospicuo “rimborso spese” in tasca e due esami pronti da dare.Francesca Manfredi

s.bartolini

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