VARESE E’ stata una cerimonia funebre commossa e partecipata quella che ha accompagnato Stefano Pini, il ragazzo di Masnago morto in Croazia a 32 anni per una malattia virale, nell’ultimo viaggio. Il dolore, composto, dei familiari. I messaggi di preghiera di Taizé arrivati da tutta l’Europa. Il lungo silenzio sul sagrato della chiesa di Masnago. Le lacrime sul volto degli amici. Uniti in un grande abbraccio c’erano i compagni di liceo e di università. Le persone salutate il giorno prima della partenza per la Croazia e quelle che l’ultima volta che avevano visto Stefano non se la ricordavano più. C’erano i dirigenti della pallacanestro Varese, Cecco Vescovi, i tifosi biancorossi della curva. C’erano i parenti. I compagni di oratorio. Gli amici che sono stati al suo capezzale fino all’ultimo. C’era don Luca Violoni, ex parroco di Masnago. Una comunità grandissima si è stretta intorno a papà Gianni, a mamma Elsa, alla sorella Roberta con il marito e i due bimbi, alla fidanzata Martina.
Il Vescovo Stucchi, nell’omelia, si è rivolto proprio a Stefano: «Carissimo, in questi giorni di dolore, commozione e preghiera, si è sentito l’eco di quanto hai vissuto e testimoniato. Questa città ha trovato un tessuto di rapporti umani incalcolabile. Con generosità, abbiamo scoperto la misura del bene, tua eredità spirituale, per i giorni che il Signore ci vorrà donare. Che la tua parola diventi anche nostra». Luigi Stucchi ha poi parlato della fede e dell’amore. I familiari, infatti, hanno usato proprio la frase «uniti nell’amore» per annunciare la morte del loro caro. «Ciò che vale anche dopo la morte è l’amore di Dio – ha detto il vescovo – L’amore che fa della comunità una famiglia. L’amore che rende umana la vita. L’amore non distrugge ciò che è bene. Stefano, mostracelo tu». Il giovane, in una bara coperta di rose bianche, è stato accompagnato al crematorio di Domodossola. Le offerte raccolte in chiesa verranno donate alla ricerca per le malattie virali.
s.bartolini
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